Altri due lupi trovati uccisi in Abruzzo
Serve un patto per contrastare i criminali e chi non vuole una reale collaborazione tra tutte le parti impegnate a superare i conflitti tra lupo e zootecnia. Questi atti rischiano di vanificare tante azioni innovative e concrete che le aree protette stanno portando avanti in questi anni anche grazie a progetti come il Life Wolfnet.
Negli ultimi giorni due lupi sono stati rinvenuti dal CTA di Carsoli in una zona pedemontana, nei pressi del Parco Regionale dei Monti Simbruini. Il primo ritrovamento, avvenuto in località Madonnelle nel comune di Carsoli, risale al 12 Gennaio scorso e le prime evidenze confermano che il lupo, un maschio di un anno, è stato ucciso da una fucilata. Il secondo ritrovamento invece è avvenuto in località Sesera, nel comune di Oricola; si tratta di una giovane femmina di circa 8 mesi, e l’avanzato stato di decomposizione conferma una morte non recente; per questo secondo caso la morte potrebbe essere riconducibile anche all’uso di veleno, ma a tal riguardo si attendono gli esiti della analisi di laboratorio dell’IZS di Teramo.
Qualcuno ipotizza che i lupi siano scesi a valle nei loro consueti passaggi o normali spostamenti e abbiano destato l’interesse di chi frequenta questa zona e sono stati abbattuti senza troppi scrupoli.
Nell’ultimo periodo stiamo assistendo a una certa recrudescenza di episodi violenti contro i lupi, nonostante siano ampiamente conosciuti gli strumenti per favorire la convivenza tra questa specie e le attività umane.
Anche in provincia dell’Aquila esistono le competenze necessarie e sono state acquisite le prassi amministrative utile a ridurre i conflitti. Infatti, in questa Provincia, nell’ambito del progetto Life Wolfnet di cui l’ente sovracomunale è partner, si sta sperimentando una metodologia innovativa per ridurre i conflitti e rispondere con celerità alle legittime aspettative di chi subisce danni da predazione da lupo. A questo proposito nelle ultime settimane, nell’ambito del Life Wolfnet, si sono svolti una serie di incontri tra diversi enti territoriali per garantire la messa a sistema di iniziative unificate per la tutela della specie. Per esempio il Parco Nazionale della Majella, la Provincia dell’Aquila, il Corpo Forestale dello Stato, l’Ufficio per la Tutela della Biodiversità di Castel di Sangro e la Riserva Regionale Naturale di Monte Genzana – Alto Gizio hanno appena condotto, in modo coordinato, un’attività in simultanea di monitoraggio e rilevamento dei rischi, e prevedono nei prossimi mesi di promuovere attività congiunte di prevenzione dei danni, mitigazione del conflitto con gli allevatori, di sorveglianza speciale antibracconaggio, soprattutto nell’area di connessione tra Parco della Majella, Riserva di Monte Genzana – Alto Gizio e Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un territorio di estremo interesse conservazionistico e ricco di opportunità gestionali, sia per il lupo che per le attività previste dal PATOM a tutela dell’Orso Marsicano.
Non esistono giustificazioni per atti così deplorevoli che continuiamo a denunciare nella speranza che questi criminali vengano assicurati alla giustizia e i loro gesti ricevano la giusta condanna sociale da parte di tutti i cittadini. Questi atti sono una minaccia alla convivenza e rischiano di vanificare tante azioni innovative e concrete che le aree protette stanno portando avanti in questi anni anche grazie a progetti come il life Wolfnet, che sta ottenendo risultati significativi, come dimostra la recente costituzione del gregge del Parco della Majella per il ristoro dei capi predati. Esistono nella regione Abruzzo come in tutto l’Appennino una serie di esperienze positive che possono rappresentare una soluzione concreta a tutte le necessità degli allevatori e degli altri portatori di interesse con i quali va discussa e condivisa la conservazione del lupo e la tutela del nostro prezioso territorio che, da episodi come questi, esce ancora una volta fortemente danneggiato.
Fonte: Federparchi, Federazione Italiana Parchi e Riserve http://www.parks.it
Il rivenditore di oli è tenuto a mettere a disposizione del pubblico una struttura per il ritiro e lo stoccaggio. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con una sentenza in seguito alla vertenza della provincia di Gorizia ad una cooperativa. Chiunque si occupi della vendita al dettaglio o di sostituzione di oli e fluidi lubrificanti per motori, deve poter provvedere ad installare e mantenere funzionante un impianto di stoccaggio, come previsto dalla legge Dlgs 92/1995 e Dm 392/1996.
L’obbligo rimane effettivo anche nel caso in cui il Consorzio nazionale per la raccolta degli oli minerali usati, il Coou, non svolga il suo ruolo istituzionale.
A discrezione del gestore dell’attività è il sistema di stoccaggio e smaltimento da utilizzare, così ha stabilito la Corte. Questo significa che il rivenditore può provvedere autonomamente o rivolgersi al Consorzio, consegnando i prodotti usati, assicurandosi però che l’operazione di smaltimento sia andata a buon fine.
Fonte: www.periti.info
L’ASSESSORE SACCHETTO VUOLE IMPEDIRE AI CITTADINI DI VOTARE IL REFERENDUM REGIONALE CONTRO LA CACCIA RICHIESTO 25 ANNI FA DA 60.000 CITTADINI. OVVERO COME SOSPENDERE LA DEMOCRAZIA.
Dopo ben 24 anni di battaglie legali, il 29 dicembre del 2010 la Corte d’Appello del Tribunale di Torino aveva riconosciuto le ragioni del Comitato Promotore e aveva ordinato alla Regione Piemonte di riavviare l’iter del referendum regionale contro la caccia, illegittimamente sospeso dalla Regione Piemonte. Si dovrebbe votare in una domenica compresa tra la metà di aprile e la metà di giugno del 2012. Solo una legge che recepisse interamente le istanze referendarie (protezione per 15 specie selvatiche, divieto di caccia la domenica, divieto di caccia su terreno coperto da neve, abolizione dei privilegi concessi alle aziende faunistiche private) potrebbe impedire l’esercizio del voto.
Sembrava che nulla potesse più impedire il democratico esercizio del voto e invece l’Assessore regionale alla caccia, Claudio Sacchetto, oggi, in III Commissione, ha trovato il modo di sospendere temporaneamente la democrazia.
Ha presentato un emendamento ad una propria proposta di legge, il quale abroga per intero l’attuale legge regionale 70/96.
Abolita la legge, abolito il referendum.
Ma come fa il Piemonte a stare senza una legge regionale che regola la caccia?
“All’Assessore Sacchetto probabilmente questo non interessa perché rimarrebbe sempre vigente la legge quadro nazionale n. 157/1992” ha dichiarato Roberto Piana del Comitato Promotore del Referendum.
”Probabilmente conta, dopo il 15 giugno di far approvare dal Consiglio regionale una legge che restauri lo status quo ante, magari anche con qualche regalo in più ai cacciatori”.
“Tra l’altro, la legge nazionale è molto più permissiva di quella regionale, per cui l’inziativa di Sacchetto va nella direzione opposta a quella del referendum. In uno stato democratico una proposta del genere sarebbe stata rinviata al mittente e l’autore sarebbe stato invitato a fare le valigie e a cercare lavoro altrove” ha aggiunto Piero Belletti.