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	<title>Nucleo Operativo Protezione Ambientale</title>
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	<description>Ente di tutela faunistico ambientale</description>
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		<title>Torino, 3 giugno 2012 MANIFESTAZIONE NAZIONALE</title>
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		<pubDate>Sat, 19 May 2012 11:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con un atto liberticida e antidemocratico il Consiglio Regionale del Piemonte e la Giunta presieduta dal leghista Cota hanno abrogato la Legge sulla caccia, cancellando di fatto il Referendum regionale, fissato per il 3 giugno. Questo è avvenuto a trenta giorni dalla data della consultazione, quando la macchina referendaria era già attiva da mesi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con un atto liberticida e antidemocratico il Consiglio Regionale del Piemonte e la Giunta presieduta dal leghista Cota <strong>hanno abrogato la Legge sulla caccia</strong>, cancellando di fatto il Referendum regionale, fissato per il 3 giugno. Questo è avvenuto a trenta giorni dalla data della consultazione, quando la macchina referendaria era già attiva da mesi e aveva già coinvolto migliaia di volontari. L’arma utilizzata per raccogliere consenso intorno a questo scippo senza  precedenti è stata quella crisi economica che questa stessa classe politica ha contribuito a generare!<br />
Così, tramite uno scientifico ribaltamento della realtà, i referendari sono stati  dipinti come coloro che volevano sperperare 22 milioni di Euro (cifra, peraltro, campata per aria) mentre in Giunta tutti si dichiaravano – per la prima volta &#8211; preoccupati per coloro che stanno peggio, speculando in modo  inaccettabile sui drammi reali delle persone ammalate, degli anziani con pensione al minimo, dei disabili, dei disoccupati, dei precari. Peccato che tutti gli appelli del Comitato referendario a trovare soluzioni alternative (tra cui l’accorpamento alle elezioni amministrative) che impedissero di spendere soldi pubblici <strong>siano stati ignorati se non addirittura sbeffeggiati da Cota, dall’assessore Sacchetto e soci</strong>.<br />
Giunta e maggioranza, col solo scopo di assecondare poche migliaia di cacciatori, i cui consensi fanno sempre gola a politicanti alla ricerca di voti facili, hanno così calpestato il diritto legittimo di quattro milioni di piemontesi ad esprimere democraticamente la propria posizione su un tema di grande  importanza. Questo provvedimento &#8211; figlio di una classe politica sempre più slegata dalle persone che pretende di rappresentare &#8211; si è fatto beffe dei cittadini e di 25 anni di battaglie legali, risoltesi con l’imposizione da parte dei giudici di indire la consultazione. Non bastasse, gli autori di questo atto inqualificabile hanno strumentalizzato le fasce più deboli, quelle persone che stentano più di tutte a sopravvivere alla crisi.<br />
Questa <strong>VERGOGNA</strong> merita una reazione forte e univoca da parte di tutte le forze democratiche, dal mondo animalista e ambientalista ai partiti, ai movimenti e le associazioni dei cittadini, a coloro che, come molti di noi, appartengono proprio a quelle categorie sociali sempre più precarie, che ovviamente non avranno alcun beneficio dalla cancellazione del Referendum, al contrario di quanto in molti hanno blaterato dai palazzi del potere regionale.<br />
Oggi, con la scusa della crisi economica, hanno cancellato una legge per  impedire il Referendum sulla caccia.<br />
<strong>Domani, seguendo la stessa logica perversa, possono cancellare il diritto di voto !</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ff0000;">Torino, 3 giugno 2012 MANIFESTAZIONE NAZIONALE</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong></strong>Concentramento alle ore 14.30 in Corso Bolzano (pressi stazione Porta Susa)</p>
<ul>
<li>Per il ripristino della democrazia e del diritto costituzionale alla partecipazione</li>
<li>Per la restituzione del Referendum sulla caccia scippato da Cota e Sacchetto</li>
<li>Contro la strumentalizzazione di ammalati, pensionati, disabili e disoccupati, per una politica che si occupi realmente di risolvere i problemi dei cittadini</li>
<li>Per le immediate dimissioni della Giunta Cota, responsabile del furto del Referendum e dello scempio della legalità democratica!</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>IL PIEMONTE COME IL CILE DI PINOCHET</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 14:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Comitato Referendum Caccia]]></category>
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		<description><![CDATA[VERGOGNOSA PROPOSTA DELL’ASSESSORE SACCHETTO Oggi in Piemonte si è consumata una delle pagine più buie per la democrazia nella nostra Regione. L’Assessore leghista Sacchetto ha infatti presentato un  emendamento alla Legge Finanziaria, attualmente in discussione presso il Consiglio Regionale, attraverso la quale intende abrogare la Legge Regionale sulla caccia. In questo modo sarà poi possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VERGOGNOSA PROPOSTA DELL’ASSESSORE SACCHETTO</p>
<p>Oggi in Piemonte si è consumata una delle pagine più buie per la democrazia nella nostra Regione. L’Assessore leghista Sacchetto ha infatti presentato un  emendamento alla Legge Finanziaria, attualmente in discussione presso il Consiglio Regionale, attraverso la quale intende abrogare la Legge Regionale sulla caccia. In questo modo sarà poi possibile cancellare il referendum del 3 giugno, visto che riguarda una legge non più in vigore.<br />
La gravità dell’atto è evidente. Pur di evitare un referendum e sotto l’ipocrita paravento del risparmio delle spese che questo avrebbe comportato, si calpestano in modo indegno i diritti della cittadinanza. Nemmeno la proposta di mediazione approvata recentemente dalla Terza Commissione pare verrà tenuta in considerazione. Sacchetto e i suoi non sono disposti a concedere  nulla pur di compiacere a una frangia del tutto minoritaria della popolazione: ricordiamo che i cacciatori rappresentano solo lo 0,6% dei piemontesi.<br />
Abrogando la legge regionale, in Piemonte entrerà automaticamente in vigore quella nazionale, che però ne è molto più permissiva. Non solo quindi il popolo viene scippato del suo sacrosanto diritto di esprimere il proprio parere sulla caccia, ma addirittura si opera in modo diametralmente opposto a quella che è la richiesta referendaria. Insomma, un vero scandalo, un atto indegno di un Paese non solo democratico ma addirittura civile, che ricorda l’aspetto peggiore delle dittature dei Paesi sudamericani o centroafricani.<br />
Il Comitato del Referendum attiverà immediatamente i propri avvocati per chiedere il ripristino della legalità e denuncerà l’atteggiamento di quei consiglieri regionali che si dichiareranno favorevoli all’aberrante e liberticida proposta di Sacchetto. Esistono dei diritti dei cittadini, riconosciuti anche dalla Costituzione: non possiamo permettere che vengano calpestati in modo così ignobile senza reagire.<br />
Anche perché oggi tocca alla caccia, domani magari a qualche altra regola democratica.</p>
<p>2 Maggio 2012</p>
<p>Per il Comitato</p>
<p><em>Piero Belletti</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Regione Piemonte: il Comitato del referendum incontra la Terza Commissione</title>
		<link>http://www.nopa.it/piemonte-comunicato-stampa-il-comitato-del-referendum-incontra-la-terza-commissione/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 08:11:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In data 26/04/2012, il Comitato del referendum sulla caccia in Piemonte è stato ascoltato, in modo informale, dalla Terza Commissione del Consiglio Regionale. Nel corso dell’audizione, il Comitato ha ribadito la propria preoccupazione per la spesa che sarà necessario affrontare per organizzare il referendum del prossimo 3 giugno e si è detto non contrario ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In data 26/04/2012, il Comitato del referendum sulla caccia in Piemonte è stato ascoltato, in modo informale, dalla Terza Commissione del Consiglio Regionale.<br />
Nel corso dell’audizione, il Comitato ha ribadito la propria preoccupazione per la spesa che sarà necessario affrontare per organizzare il referendum del prossimo 3 giugno e si è detto non contrario ad una soluzione legislativa della vicenda.<br />
Tuttavia, affinché ciò accada è necessario che la Regione Piemonte recepisca nella propria legislazione il contenuto dei quesiti referendari (riduzione nel numero delle specie cacciabili, divieto di caccia la domenica e su terreno innevato, limitazione dei privilegi oggi concessi alla aziende faunistico-venatorie), come previsto dalle leggi vigenti e come ribadito dall’Autorità Giudiziaria.<br />
L’ipotesi prospettata dal Presidente della Giunta (e cioè l’abrogazione dell’attuale legge sulla caccia e il conseguente annullamento del referendum) va però in direzione opposta, stante anche la totale mancanza di garanzie sui contenuti della nuova legge, che sarà assolutamente necessario approvare prima dell’inizio della prossima stagione venatoria per non lasciare un ingestibile vuoto legislativo.<br />
Il Comitato ha ribadito la propria disponibilità al dialogo e alla discussione in merito alla stesura di un testo di legge condiviso che recepisca il quesito, e che solo successivamente alla sua approvazione sarà possibile superare lo scoglio referendario. Il Comitato rileva tuttavia come la posizione di irrigidimento da parte di numerosi componenti il Consiglio Regionale sia il principale ostacolo al raggiungimento di una soluzione politica condivisa. Se così sarà, alla Regione (e solo ad essa) sarà imputabile la spesa necessaria per indire il referendum, al di là dell’esito che questo potrà avere.</p>
<p>Per il Comitato<br />
(<em>Piero Belletti</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sul Referendum sulla caccia in Piemonte che si terrà il 3 giugno la Regione non informa la popolazione</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 13:13:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caccia]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo un tira e molla durato circa 25 anni il Piemonte farà il suo referendum sulla caccia per sapere se i cittadini vogliono limitare le attività venatorie nell’intera regione. Secondo il comitato promotore, però, la Regione Piemonte continuerebbe a comportarsi in maniera non corretta evitando di fornire informazioni su questa consultazione popolare. Sul nuovo sito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo un tira e molla durato circa 25 anni il Piemonte farà il suo referendum sulla caccia per sapere se i cittadini vogliono limitare le attività venatorie nell’intera regione. Secondo il comitato promotore, però, la Regione Piemonte continuerebbe a comportarsi in maniera non corretta evitando di fornire informazioni su questa consultazione popolare.<br />
Sul nuovo sito dell’ente, infatti, non vi è alcuna indicazione dell’esistenza del referendum, che si terrà domenica 3 giugno. Men che meno è illustrato il quesito referendario. La Regione, infatti, ha sempre fatto di tutto per evitare che i cittadini esprimessero la propria opinione su questo tema ma alla fine è stata costretta a indire il referendum dall’ultimo pronunciamento del TAR.<br />
Sul sito del comitato, comunque, sono illustrate correttamente le modalità di svolgimento del referendum come anche il fatto che il quesito sarà unico e molto lungo. Ci sono anche le ragioni del sì per limitare la caccia ad alcune specie di animali. Se si ottenesse il quorum e vincessero i sì, in pratica, si potrebbero cacciare solo cinghiali, lepri, minilepri e fagiani. Ma non di domenica e non se il terreno è coperto di neve. Verrebbero anche aboliti alcuni privilegi attualmente concessi alle aziende faunistico-venatorie.</p>
<p>Fonte: Comitato Referendum Caccia Piemonte</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il simbolo per eccellenza delle Alpi è a rischio di estinzione.</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 15:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[stella alpina]]></category>

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		<description><![CDATA[Stelle alpine addio E’ allarme rosso, fra i naturalisti, per la scomparsa di due simboli per eccellenza delle Alpi: la genziana e la stella alpina. I profondi cambiamenti climatici che stanno avvenendo a livello planetario e sulla scala locale mostrano i loro effetti anche sull&#8217;ambiente alpino, e i due bellissimi fiori d&#8217;alta quota rischierebbero di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class=" wp-image-1167 alignright" title="Stella alpina" src="http://www.nopa.it/wp-content/uploads/2012/03/stella-alpina-300x225.jpg" alt="" width="180" height="135" />Stelle alpine addio</strong></p>
<p><strong></strong>E’ allarme rosso, fra i naturalisti, per la scomparsa di due simboli per eccellenza delle Alpi: la genziana e la stella alpina. I profondi cambiamenti climatici che stanno avvenendo a livello planetario e sulla scala locale mostrano i loro effetti anche sull&#8217;ambiente alpino, e i due bellissimi fiori d&#8217;alta quota rischierebbero di essere soppiantati, nei prossimi decenni, da specie più termofile, cioè adatte a climi più caldi. Secondo una ricerca condotta dal gruppo Gloria (Global observation research initiative in alpine environments), una rete di più di 100 gruppi di ricerca da sei continenti che studiano le regioni montane del pianeta. Dello studio ha parlato anche la rivista Nature.<br />
Gli scienziati hanno analizzato la vegetazione che cresce oltre il limite boschivo su sessanta cime europee tra il 2001 e il 2008, riscontrando una tendenza preoccupante: molte piante adattate al freddo vengono soppiantate da specie più termofile.<br />
A sorprendere i ricercatori non è tanto la tendenza quanto la rapidità con cui le piante “amanti del caldo” si starebbero diffondendo: così stando le cose nei prossimi decenni, molte specie di flora alpina tra cui genziane e stelle alpine potrebbero sparire. Nel 2015 è prevista una nuova survey per controllare l’evoluzione in atto.<br />
La stella alpina (Leontopodium alpinum) è uno dei fiori più rappresentativi dell&#8217;ambiente dell&#8217;alta montagna. Appartiene alla famiglia delle Composite, si sviluppa fino ad un&#8217;altezza di 15 centimetri ed è facilmente riconoscibile per le foglie di colore grigiastro e per la fitta pelosità che serve a rallentare la traspirazione.<br />
Questa pianta è giunta sulle montagne del nostro paese dalla steppe semidesertiche dell&#8217;Asia centrale, approfittando di una fase climatica arida durante le glaciazioni.<br />
La sua morfologia è infatti simile a quella di altre piante di regioni calde e aride, e le ha consentito di posizionarsi, togliendo spazio ad altre specie, anche su rocce molto fratturate o su piccoli appezzamenti di terreno che presentano un sufficiente grado di humus.<br />
L&#8217;allarme è confermato dalgli studiosi del progetto Manfred (Management strategies to adapt alpine space forests to climate change risks), che ha sviluppato il Programma Alpine Space cofinanziato dell&#8217;Unione Europea, studi particolareggiati e misurazioni finalizzati a comprendere gli effetti dei cambiamenti climatici sulle principali specie forestali dell&#8217;arco alpino. Particolarmente significative le misurazioni effettuate sul territorio di Paspardo all&#8217;interno di un bosco di larici, che hanno consentito di formulare nuove strategie per una corretta gestione del patrimonio forestale rispetto ai mutamenti in corso delle condizioni climatiche e ambientali.<br />
Un altro gruppo di ricerca internazionale si è dedicato all&#8217;analisi delle comunità vegetali a portamento prostrato che crescono a quote superiori a quelle della vegetazione arborea: si tratta del team Gloria, che ha pubblicato su Nature gli esiti delle sue ricerche nel mese di gennaio 2012.<br />
I numerosi ricercatori coinvolti hanno realizzato rilievi su oltre cinquanta vette dei principali gruppi montuosi del continente europeo.<br />
Dall&#8217;analisi della corposa mole di dati rilevata tra il 2001 e il 2008 è emerso che molte specie di fiori con capacità di adattamento al freddo stanno subendo la sostituzione ad opera di specie che tollerano maggiormente temperature più elevate.<br />
La prossima campagna di rilevamento partirà nel 2015, ma i tempi duri per le stelle alpine sono già iniziati.<br />
Per colpa dell&#8217;innalzamento della temperatura media corriamo il rischio che la stella alpina diventi sempre più rara.</p>
<p>Fonte: Osservatorio sulle Foreste Primarie, <a href="http://www.salvaleforeste.it/" target="_blank">http://www.salvaleforeste.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I droni per contrastare i reati ambientali</title>
		<link>http://www.nopa.it/i-droni-per-contrastare-i-reati-ambientali/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Mar 2012 17:51:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vigilanza Ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono piccoli aeromobili comandati a distanza che vengono impiegati per il monitoraggio del territorio in materia ambientale. La Forestale ne sta testando le potenzialità nella lotta agli incendi boschivi e nel contrasto ai reati legati all&#8217;inquinamento del suolo. Il Corpo forestale dello Stato sta sperimentando tecnologie innovative per il contrasto dei reati in danno all&#8217;Ambiente. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sono piccoli aeromobili comandati a distanza che vengono impiegati per il monitoraggio del territorio in materia ambientale. La Forestale ne sta testando le potenzialità nella lotta agli incendi boschivi e nel contrasto ai reati legati all&#8217;inquinamento del suolo.</em></p>
<div>
<p>Il Corpo forestale dello Stato sta sperimentando tecnologie innovative per il contrasto dei reati in danno all&#8217;Ambiente. Di particolare rilievo, sono le attività di termografia aerea svolte sia con piattaforme aeree convenzionali (elicotteri, ultraleggeri, palloni frenati, etc.), sia con &#8220;Drone&#8221;/UAS (veicoli senza pilota)/UAV (aeromobili a pilotaggio remoto) di tipo multi rotore. Si evidenzia che i dati rilevati, grazie alla particolare sensoristica avanzata sono in grado di  restituire non solo immagini ma, soprattutto, misure radiometriche oggettive, facilmente correlabili ad altri dati raccolti nello scenario esaminato anche con tecniche differenti e con approcci multidisciplinari. I metodi e le tecnologie utilizzate in via sperimentale, sono già stati validati in diverse azioni di &#8220;polizia ambientale&#8221;, coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, in collaborazione con l&#8217;Università  Parthenope di Napoli, Dipartimento di &#8220;Ingegneria Sanitaria Ambientale&#8221; diretto dal Prof. M. Lega, che hanno contribuito ad arricchire le potenzialità procedurali e tecnologiche nella lotta contro gli illeciti ambientali ed hanno portato alla definizione di protocolli d&#8217;intesa con Corpi di polizia, tra cui il Corpo forestale dello Stato, per la cooperazione in attività istituzionali di interesse comune. Le termocamere che possono essere montate anche a  bordo dei Droni, sviluppati dalla citata Università,  sono in grado di rilevare rifiuti e sversamenti, il più delle volte invisibili ai normali controlli effettuati su terra.</p>
<p>Commissario Capo Forestale<br />
Dr. Marco Di Fonzo<br />
Responsabile NIAB del Corpo forestale dello Stato</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>Il lupo sulle Alpi: dati scientifici contro la disinformazione</title>
		<link>http://www.nopa.it/il-lupo-sulle-alpi-dati-scientifici-contro-la-disinformazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 09:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pro Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela animali]]></category>
		<category><![CDATA[lupo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nelle scorse settimane, alcuni mass media hanno riportato notizie non corrette relative alla popolazione alpina di lupo. In particolare, sono state fornite stime fuorvianti sul numero di lupi del Piemonte, sull’entità danni da essi causati e sulla presunta pericolosità della specie per l’uomo. Ciò ha avuto l’effetto di scatenare legittime preoccupazioni da parte dell’opinione pubblica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle scorse settimane, alcuni mass media hanno riportato notizie non corrette relative alla popolazione alpina di lupo. In particolare, sono state fornite stime fuorvianti sul numero di lupi del Piemonte, sull’entità danni da essi causati e sulla presunta pericolosità della specie per l’uomo. Ciò ha avuto l’effetto di scatenare legittime preoccupazioni da parte dell’opinione pubblica, ma anche strumentalizzazioni e dichiarazioni in merito all’impossibile convivenza tra<br />
uomini e lupi sulle Alpi.<br />
L’ATIt (Associazione Teriologica Italiana), l’Associazione di chi in Italia si occupa dello studio e della conservazione dei mammiferi e che include tra i suoi membri ricercatori, tecnici e professionisti impegnati nella tutela del lupo in Italia, ha preparato un documento di sintesi allo scopo di fare chiarezza sul “fenomeno lupo”: esso è scaricabile (e liberamente utilizzabile) all’indirizzo <a href=" http://biocenosi.dipbsf.uninsubria.it/atit/comunicati/index.html" target="_blank">http://biocenosi.dipbsf.uninsubria.it/atit/comunicati/index.html</a></p>
<p>Dal documento di sintesi si evince che:</p>
<ul>
<li>il lupo è presente e ben diffuso nel settore alpino occidentale. Nella zona alpina del Piemonte e nella zona transfrontaliera al confine con la Francia sono presenti 18 branchi: la stima più recente del numero di lupi presenti in territorio alpino piemontese è di circa 70 individui.</li>
<li>Queste stime sono dedotte da approfonditi monitoraggi basati su osservazioni dirette, analisi del DNA e tracce su neve: tecniche innovative ma di sicuro affidamento, che vengono condotte annualmente dalla Regione Piemonte sul proprio territorio.</li>
<li>Sulle Alpi vivono complessivamente 33 branchi riproduttivi (dati 2009), tutti gravitanti tra Italia (Alpi sud-occidentali) e Francia. Altrove la presenza del lupo è sporadica, dato che dipende da fenomeni esplorativi di singoli individui. Queste stime sono ottenute tramite il lavoro del “Wolf Alpine Group”, il gruppo di ricercatori delle diverse nazioni alpine che si occupa ufficialmente del monitoraggio del lupo e che collabora per unificare i dati scientifici.</li>
<li>Il ritorno del lupo sulle Alpi è un processo naturale, frutto dell’evoluzione sociale, economica e culturale che ha caratterizzato le aree montane d’alta e media quota. Esso è stato possibile grazie alle grandi capacità di spostamento della specie, che ha trovato sull’Appennino prima e sulle Alpi poi vasti territori idonei. Analisi genetiche e radiocollari hanno documentato il passaggio di lupi tra l’Appennino e le Alpi.</li>
<li>A partire dal 1999, il numero di branchi di lupo presenti sul territorio piemontese è aumentato e di conseguenza è cresciuto anche il numero di attacchi al bestiame domestico, pur non in maniera proporzionale. L’adozione di metodi di prevenzione ha infatti determinato il calo del numero di attacchi e di vittime per attacco. L’esperienza piemontese dimostra come la conservazione della specie non sia in contrasto con le attività o la presenza dell’uomo, a patto che vengano messe in atto adeguate misure per mitigare i conflitti e favorire la convivenza tra il predatore e le attività pastorali.</li>
<li>Il lupo è una specie ad alta valenza ecologica e culturale, sulla quale la comunità internazionale e il Ministero dell’Ambiente italiano stanno investendo sforzi notevoli, nel tentativo di conservarne le popolazioni. Il lupo è anche una specie rigorosamente protetta, il cui abbattimento è considerato reato penale per la legge italiana.</li>
<li>Il futuro del lupo sulle Alpi, così come in Italia e in Europa, è possibile. Esso è strettamente dipendente dall’instaurarsi di un positiva convivenza con l’uomo, che va ricercata adottando tutte le soluzioni più opportune per consentire una convivenza sostenibile anche con le attività dell’uomo.</li>
</ul>
<p>ATI<br />
(Associazione Teriologica Italiana)<br />
Ufficio Comunicazione</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>PRO NATURA e WWF denunciano gli infondati allarmismi sul lupo.</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 09:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pro Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela animali]]></category>
		<category><![CDATA[lupo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi, le Associazioni ambientaliste Pro Natura e WWF hanno presentato alla Procura della Repubblica di Cuneo un esposto in merito alle dichiarazioni rilasciate dall’avv. Alberto Viglione in occasione di un incontro sul lupo avvenuto presso l’Amministrazione Provinciale di Cuneo. In particolare, l’avv. Viglione avrebbe affermato che “il lupo …. è un problema per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft  wp-image-1155" title="lupo" src="http://www.nopa.it/wp-content/uploads/2012/03/lupo-285x300.jpg" alt="" width="140" height="147" />Nei giorni scorsi, le Associazioni ambientaliste <strong>Pro Natura</strong> e <strong>WWF</strong> hanno presentato alla <strong>Procura della Repubblica di Cuneo</strong> un esposto in merito alle dichiarazioni rilasciate dall’avv. Alberto Viglione in occasione di un incontro sul lupo avvenuto presso l’Amministrazione Provinciale di Cuneo.<br />
In particolare, l’avv. Viglione avrebbe affermato che <em>“il lupo …. è un problema per quanti vogliono andare in montagna in tranquillità: è una limitazione alla libertà delle persone di passeggiare senza il timore di venir attaccate</em>.” La palese assurdità di questa esternazione, soprattutto là dove paventa possibili rischi per gli escursionisti derivanti dalla presenza dei lupi, è evidente. Infatti, secondo Luigi Boitani, zoologo di chiara fama ed uno dei massimi esperti europei sul predatore “<em>negli ultimi cento anni non abbiamo prove di attacchi di lupi a persone in Europa</em>.”<br />
Di conseguenza, le affermazioni dell’avv. Viglione si possono configurare come una violazione dell’art. 656 del Codice Penale, che prevede che “<em>Chiunque pubblica o diffonde notizie false, esagerate o tendenziose, per le quali possa essere turbato l&#8217;ordine pubblico, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l&#8217; arresto fino a tre mesi e con l&#8217; ammenda fino a lire seicentomila</em>.”<br />
“Tutta la comunità scientifica è schierata sulla non pericolosità del lupo nei confronti dell’uomo – afferma Mario Cavargna, Presidente di Pro Natura Piemonte &#8211; e quindi, anche sulla base dei dati oggettivi che confortano questa tesi, appare di tutta evidenza la falsità e la gravità delle affermazioni dell’avv. Viglione”.<br />
“C’è un problema di coesistenza tra uomo e lupo che va risolto con nuove iniziative – aggiunge Riccardo Fortina, Presidente regionale del WWF – ma l’avv. Viglione potrebbe usare la sua fantasia per altro, anziché creare allarmismi che hanno come unico risultato quello di danneggiare la gente di montagna. Per fortuna molti pastori e allevatori piemontesi non sanno che farsene di certe esternazioni, e hanno già dimostrato che è possibile ridurre il conflitto con il lupo a livelli sostenibili.”<br />
per le Associazioni Pro Natura e WWF Piemonte (Piero Belletti)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Fukushima Daiichi: sono circa 5 mila i lavoratori contaminati dall&#8217;incidente alla centrale nucleare, non tanto per inalazione ma attraverso le bevande ed il cibo &#8230;</title>
		<link>http://www.nopa.it/fukushima-daiichi-sono-circa-5-mila-i-lavoratori-contaminati-dallincidente-alla-centrale-nucleare-non-tanto-per-inalazione-ma-attraverso-le-bevande-ed-il-cibo/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 10:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[A proposito delle discussioni che animano Ecoblog sul fatto che in Giappone dopo l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima Daiichi non si siano verificate contaminazioni su persone e non vi siano morti causati dalle radiazioni. Riprendo un articolo uscito nello scorso maggio dopo che un giovane parlamentare Mito Kakizawa scopre da fonte ufficiale, ossia da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class=" wp-image-385 alignright" title="fukushima daiichi" src="http://www.nopa.it/wp-content/uploads/2011/05/fukushima-daiichi_0-300x213.jpg" alt="" width="192" height="136" />A proposito delle discussioni che animano Ecoblog sul fatto che in Giappone dopo l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima Daiichi non si siano verificate contaminazioni su persone e non vi siano morti causati dalle radiazioni. Riprendo un articolo uscito nello scorso maggio dopo che un giovane parlamentare Mito Kakizawa scopre da fonte ufficiale, ossia da Terasaka Nobuaki, direttore dell’Agenzia per la sicurezza nucleare che a essere contaminati sono 4766 lavoratori che sono entrati nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi a vario titolo. Per l’esattezza in totale sono 4956 considerati anche lavoratori che sono stati contaminati in altre centrali nucleari. Il governo giapponese, l’Aiea e la Tepco purtroppo hanno avuto la gran fretta di voler archiviare il tutto sotto la voce caso chiuso. Ma l’esperienza che abbiamo di incidenti nucleari, sempre molto diversi tra loro, ci ha insegnato che sarà il tempo a dirci se le contaminazioni si sono verificate e in quale misura. E dunque più tempo passa più si schiariscono scenari e contorni dell’incidente che sembra non essersi definitivamente chiuso da quando il reattore Nr.2 ha ripreso a surriscaldarsi. I numeri,dicevo, si riferiscono a maggio, ma a oggi non sono stati resti noti i nuovi dati, il che ci fa solo supporre che essendo stato dichiarato chiuso l’incidente nel dicembre 2011 non possano essere che aumentati. Vediamo perché.<br />
Leggo sul blog AlienSx:<br />
La contaminazione della popolazione è considerata un tabù. La storia è emersa grazie alle pubblicazioni del Mainichi Daily News e Yomiuri Shimbun e alla passione del parlamentare Mito Kakizawa che ha chiesto a Terasaka Nobuaki direttore dell’Agenzia per la sicurezza nucleare quanti fossero i lavoratori che ai primi controlli medici nella Prefettura di Fukushima siano stati dichiarati positivi a una contaminazione da particelle radioattive. La risposta di Nobuaki non lascia presagire nulla di buono, infatti dice: «Su un totale di 4956 casi di lavoratori che hanno subito una contaminazione interna all’interno del parco delle centrali nucleari del Paese, 4766 sono lavoratori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Queste cifre sono emerse dai controlli medici realizzati dalla Prefettura dopo la crisi nucleare.».<br />
Lo Yomiuri Shimbun dettaglia la risposta di Nobuaki:<br />
Solo il 10% dei lavoratori sono stati testati per l’esposizione alle radiazioni interne provocate per inalazione o ingestione di sostanze radioattive, ciò poiché vi è stata scarsa disponibilità delle apparecchiature di controllo. Un numero sempre crescente di persone che lavorano per superare la crisi a Fukushima Daiichi sono sempre più allarmate per l’assenza dei test interni. Molti di questi professionisti del nucleare pensano di essere stati contaminati da particelle radioattive non per inalazione, sono obbligatorie la maschere con filtro, ma attraverso il cibo o bevande consumate all’interno. Sono perciò preoccupati per il loro futuro e per il fatto che le radiazioni interne siano state portate come dose legale d’esposizione da 100 a 250 mSv esclusivamente per i lavoratori di Fukushima.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: Ecoblog, <a href="http://www.ecoblog.it/" target="_blank">http://www.ecoblog.it</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<div id="tweetbutton1110" class="tw_button" style=""><a href="http://twitter.com/share?url=http%3A%2F%2Fwww.nopa.it%2Ffukushima-daiichi-sono-circa-5-mila-i-lavoratori-contaminati-dallincidente-alla-centrale-nucleare-non-tanto-per-inalazione-ma-attraverso-le-bevande-ed-il-cibo%2F&amp;text=Fukushima%20Daiichi%3A%20sono%20circa%205%20mila%20i%20lavoratori%20contaminati%20dall%26%238217%3Bincidente%20alla%20centrale%20nucleare%2C%20non...%20&amp;related=&amp;lang=en&amp;count=horizontal&amp;counturl=http%3A%2F%2Fwww.nopa.it%2Ffukushima-daiichi-sono-circa-5-mila-i-lavoratori-contaminati-dallincidente-alla-centrale-nucleare-non-tanto-per-inalazione-ma-attraverso-le-bevande-ed-il-cibo%2F" class="twitter-share-button"  style="width:55px;height:22px;background:transparent url('https://www.nopa.it/wp-content/plugins/wp-tweet-button/tweetn.png') no-repeat  0 0;text-align:left;text-indent:-9999px;display:block;">Tweet</a></div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Da Bussoleno a Susa la marcia dei No Tav Caselli è stata pacifica e significativa della forza compatta di un popolo&#8230;</title>
		<link>http://www.nopa.it/da-bussoleno-a-susa-la-marcia-dei-no-tav-caselli-e-stata-pacifica-e-significativa-della-forza-compatta-di-un-popolo/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 08:52:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[no tav]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Bussoleno a Susa la marcia dei No Tav Caselli è stata pacifica e significativa della forza compatta di un popolo che si oppone allo spreco di denaro pubblico ed alla devastazione ambientale. La partitocrazia è sempre più costretta a ricorrere alla forza per imporre i propri interessi Maxi corteo pacifico lungo gli 8 chilometri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Da Bussoleno a Susa la marcia dei No Tav Caselli è stata pacifica e significativa della forza compatta di un popolo che si oppone allo spreco di denaro pubblico ed alla devastazione ambientale. La partitocrazia è sempre più costretta a ricorrere alla forza per imporre i propri interessi</strong></p>
<p>Maxi corteo pacifico lungo gli 8 chilometri che separano le due cittadine della Valsusa. Preoccupazione per gli espropri dei terreni che dovrebbero partire la prossima settimana. Perino: &#8220;Ci aspettiamo un blitz tra il 27 e il 28 febbraio&#8221;. E chiama tutti alla lotta: &#8220;Venite in valle ad aiutarci&#8221;<br />
Una manifestazione pacifica, rispettosa e “a volto scoperto”. Così gli organizzatori avevano presentato la nuova iniziativa del popolo No Tav. E così è andata. Un maxi-corteo è partito alle 13 da Bussoleno ed è arrivato a Susa alle 17. “Siamo 100 mila persone”, hanno stimato gli organizzatori in base alla lunghezza del serpentone (6,5 km, ndr). L’unico neo della mobilitazione è stato in serata, quando alla stazione di Torino Porta Nuova c’è stato qualche tafferuglio fra i manifestanti che tornavano nelle loro città e le forze dell’ordine.<br />
Il procuratore Gian Carlo Caselli al centro delle polemiche da alcuni giorni per la convalida del fermo di alcuni attivisti, ieri ha lanciato un invito: “Si evitino quelle violenze che con il movimento No Tav non devono avere nulla a che fare”. Incontrando gli studenti a Borgio Verezzi, in provincia di Savona, il procuratore capo di Torino ha commentato gli scontri avvenuti a Chiomonte la scorsa estate: ”Abbiamo agito secondo legge per episodi specifici di vera violenza: sono 220 i rappresentanti delle forze dell’ordine feriti”. E ha aggiunto: “E’ stato leso il diritto di un cittadino di esprimere le sue idee in pubblico. Nessuno ce l’ha con la Valsusa. I contestatori vogliono l’impunità”.<br />
Il corteo è stato aperto dai rappresentanti della Comunità montana Valli di Susa e Valsangone e delle amministrazioni di Bussoleno, Vaie, Villarfocchiardo, Almese, San Giorio, Moncenisio, Caselette, Novalesa, Monpantero, Matthie, Avigliama e Sant’Ambrogio e anche rappresentanti di minoranza di altri comuni della Valle. “La Tav – recitava uno degli striscioni in testa alla manifestazione – non ci porta a Lione in tre ore, ma ad Atene in cinque minuti”. Ed ancora “La Valle di Susa esige rispetto”. Diverse le famiglie presenti con bambini piccoli al seguito. La polizia, presente in forze, ha studiato da lontano la situazione per evitare che qualche dimostrante potesse occupare come già avvenuto in altre occasioni, l’autostrada del Frejus.<br />
Maxi corteo pacifico lungo gli 8 chilometri che separano le due cittadine della Valsusa. Preoccupazione per gli espropri dei terreni che dovrebbero partire la prossima settimana. Perino: &#8220;Ci aspettiamo un blitz tra il 27 e il 28 febbraio&#8221;. E chiama tutti alla lotta: &#8220;Venite in valle ad aiutarci&#8221;<br />
Una manifestazione pacifica, rispettosa e “a volto scoperto”. Così gli organizzatori avevano presentato la nuova iniziativa del popolo No Tav. E così è andata. Un maxi-corteo è partito alle 13 da Bussoleno ed è arrivato a Susa alle 17. “Siamo 100 mila persone”, hanno stimato gli organizzatori in base alla lunghezza del serpentone (6,5 km, ndr). L’unico neo della mobilitazione è stato in serata, quando alla stazione di Torino Porta Nuova c’è stato qualche tafferuglio fra i manifestanti che tornavano nelle loro città e le forze dell’ordine.<br />
Il procuratore Gian Carlo Caselli al centro delle polemiche da alcuni giorni per la convalida del fermo di alcuni attivisti, ieri ha lanciato un invito: “Si evitino quelle violenze che con il movimento No Tav non devono avere nulla a che fare”. Incontrando gli studenti a Borgio Verezzi, in provincia di Savona, il procuratore capo di Torino ha commentato gli scontri avvenuti a Chiomonte la scorsa estate: ”Abbiamo agito secondo legge per episodi specifici di vera violenza: sono 220 i rappresentanti delle forze dell’ordine feriti”. E ha aggiunto: “E’ stato leso il diritto di un cittadino di esprimere le sue idee in pubblico. Nessuno ce l’ha con la Valsusa. I contestatori vogliono l’impunità”.<br />
Il corteo è stato aperto dai rappresentanti della Comunità montana Valli di Susa e Valsangone e delle amministrazioni di Bussoleno, Vaie, Villarfocchiardo, Almese, San Giorio, Moncenisio, Caselette, Novalesa, Monpantero, Matthie, Avigliama e Sant’Ambrogio e anche rappresentanti di minoranza di altri comuni della Valle. “La Tav – recitava uno degli striscioni in testa alla manifestazione – non ci porta a Lione in tre ore, ma ad Atene in cinque minuti”. Ed ancora “La Valle di Susa esige rispetto”. Diverse le famiglie presenti con bambini piccoli al seguito. La polizia, presente in forze, ha studiato da lontano la situazione per evitare che qualche dimostrante potesse occupare come già avvenuto in altre occasioni, l’autostrada del Frejus.<br />
Tra i manifestanti No Tav che hanno raggiunto Susa c’erano anche i parenti dei militanti arrestati il 26 gennaio su disposizione del gip di Torino Federica Bompieri per gli scontri del 27 giugno e del 3 luglio 2011 a Chiomonte (leggi). I parenti chiedono la liberazione dei due attivisti – Luca Cientanni e Giorgio Rossetto – rimasti in carcere dopo che il Riesame ha stabilito per loro la “spiccata propensione a trasgredire comandi normativamente imposti dall’autorità”.<br />
Ma il pensiero dei comitati No Tav corre già alla prossima settimana. Si teme infatti che la notte tra il 27 e il 28 febbraio comincino i temuti espropri dei terreni in Valle Clarea, una mossa necessaria per estendere l’area del futuro cantiere del supertreno ad alta velocità. ”Il blitz delle forze dell’ordine per l’esproprio dei terreni alla Maddalena di Chiomonte avverà martedì mattina”, ha pronosticato il leader del movimento Alberto Perino parlando dal palco di Susa dove si è concluso il corteo partito 8 km prima da Bussoleno. “Invito tutti a raggiungere la zona la notte tra lunedì e martedì – ha chiesto Perino – e vedremo se ci porteranno via di peso. Delle ordinanze non ci importa nulla”. Di fatto Il popolo No Tav si è preparato per tempo: anni fa centinaia di simpatizzanti hanno acquistato un piccolissimo lotto di terreno per tentare di rallentare le procedure burocratiche. Ci si aspetta, però, che le ruspe irrompano molto prima delle carte bollate: una mossa a sorpresa per evitare che i militanti occupino la zona e debbano essere allontanati con l’intervento delle forze dell’ordine. “Hanno accatastato – ha spiegato Perino – almeno 500 metri di recinzioni e filo spinato, più i materiali per i muraglioni. Vogliono occupare i terreni ‘manu militari’. E’ illegale, ma lo avevano già fatto il 27 giugno alla Maddalena di Chiomonte. Quella che applicano è la legge del più forte”. Come annunciato dai 25 avvocati del ”legal team” del Movimento No Tav, gli eventuali espropri dei terreni nella zona del cantiere verranno impugnati nel caso in cui vengano effettuati soltanto mediante un’ordinanza prefettizia: “Porteremo il provvedimento davanti al Tar del Piemonte – hanno detto gli avvocati – per violazione dell’art.2 del testo unico sulla pubblica sicurezza, in quanto non vi è alcuna urgenza e vi sono altri strumenti per provvedere a espropriare i terreni in maniera corretta”.<br />
Anche la politica, almeno a Torino, è in subbuglio per la Tav. Nuove scritte (“Caselli morto”) sono spuntate in città. Un sindaco della Valle, Mauro Carena, si è dissociato dal corteo temendo che potesse essere “inquinato dai violenti”. Mentre il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano ha manifestato “solidarietà” agli arrestati perché “pur ritenendo che la magistratura svolga e debba svolgere autonomamente il proprio lavoro, le misure cautelari sono eccessive”.<br />
E se il governatore del Piemonte, il leghista Roberto Cota, ha ribadito di essere “dalla parte di Caselli”, al Comune di Torino la maggioranza di centrosinistra si è divisa su un ordine del giorno anche se il segretariop del Pd Pier Luigi Bersani, da Gorizia ha precisato: “Tutte le critiche sono legittime, ma c’è una discriminante essenziale: un conto è la protesta, un conto è fare l’occhiolino alla prevaricazione o addirittura a qualche fatto violento: Caselli deve poter parlare come tutti in Italia”, ha sottolineato il segretario democratico riferendosi alla cancellazione da parte del procuratore capo di Torino di alcune presentazioni di libri per le minacce ricevute. Si schiera contro il progetto dell’alta velocità Torino-Lione il sindaco Idv di Napoli Luigi De Magistris: “Il tunnel della Tav è un progetto di ‘grande opera’ assolutamente inutile, costoso, dannoso per l’ambiente e offensivo per la democrazia”, ha detto il primo cittadino partenopeo. Gianfranco Morgando, segretario piemontese del Pd, ha avvertito nei giorni scorsi gli amministratori valsusini schierati dalla parte degli attivisti No Tav: “Il rinnovo della tessera del partito non è automatico”. Ma la pratica di detesseramento viene ritenuta “scorretta” dal presidente della Comunità montana Valli di Susa e Sangone, Sandro Plano: “Spero che, a livello nazionale, il partito prenda atto del fatto che, se si vogliono vincere le elezioni, si deve fare una politica di inclusione e non di esclusione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte: Il Fatto Quotidiano <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it</a></p>
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