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	<title>Nucleo Operativo Protezione Ambientale</title>
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	<description>Ente di tutela faunistico ambientale</description>
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		<title>Il TAR impone alla Regione Piemonte di indire il referendum contro la caccia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 15:36:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caccia]]></category>
		<category><![CDATA[Pro Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela animali]]></category>
		<category><![CDATA[referendum caccia]]></category>

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		<description><![CDATA[Con Sentenza emessa in data 9 febbraio, il TAR del Piemonte ha accolto il ricorso presentato dal Comitato Promotore del Referendum Regionale contro la Caccia ed ha ordinato al Presidente della Regione di attivare le operazioni per la consultazione popolare. Alla Regione è stato concesso un periodo di 15 giorni, dopo il quale sarà il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Con Sentenza emessa in data 9 febbraio, il TAR del Piemonte ha accolto il ricorso presentato dal Comitato Promotore del Referendum Regionale contro la Caccia ed ha ordinato al Presidente della Regione di attivare le operazioni per la consultazione popolare. Alla Regione è stato concesso un periodo di 15 giorni, dopo il quale sarà il Prefetto a sostituirsi alla Regione in veste di commissario ad acta.<br />
Ricordiamo che il referendum era stato richiesto, corredato da 60.000 firme di elettori piemontesi, nel lontano 1987 e che non si è mai potuto tenere per la politica ostruzionistica ed antidemocratica delle  varie maggioranze che si sono succedute in questo quarto di secolo alla guida della Regione Piemonte. Il referendum non chiede l’abolizione della caccia, ma solo una sua drastica limitazione (riduzione del numero di specie cacciabili a 4 – cinghiale, fagiano, lepre e minilepre -, divieto di esercizio venatorio nelle giornate di domenica e su terreno coperto da neve, limitazioni dei privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie).</p>
<p>ORA E’ QUINDI CERTO CHE IL REFERENDUM CONTRO LA CACCIA SI FARA’</p>
<p>La Regione è stata riconosciuta inadempiente e condannata a rifondere le spese legali al Comitato promotore.<br />
“Deve affermarsi che la mancanza di qualsiasi risposta da parte della Regione alle richieste volte dai ricorrenti di far ripartire il procedimento e l’omessa comunicazione di qualsiasi informazione al riguardo rappresentano un’inottemperanza al giudicato della sentenza della Corte d’Appello che ha riconosciuto la sussistenza del diritto soggettivo pubblico alla prosecuzione del processo referendario” scrivono i giudici del TAR.</p>
<p>Entro il mese di febbraio conosceremo la data del referendum, che dovrà svolgersi in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. “Auspichiamo in contemporanea alle elezioni amministrative, per ovvi motivi di risparmio di denaro pubblico” ha affermato Piero Belletti del Comitato Promotore.<br />
“Il tempo dei trucchi e degli inganni è finito. Dopo 25 anni di sospensione dei diritti democratici nella nostra Regione operata dalla casta che ci governa, la democrazia potrà finalmente riprendere il suo corso. Il Consiglio regionale accantoni il tentativo di modificare la legge sulla caccia a favore di una minoranza (i cacciatori) e si rimetta alla volontà dei cittadini, che con il referendum esprimeranno il loro pensiero sull’argomento. Chi per 25 anni ha impedito il voto popolare tragga le dovute conseguenze da questa sentenza “.” ha aggiunto Roberto Piana del Comitato promotore.</p>
<p>Per il Comitato promotore: Roberto Piana &#8211; Piero Belletti</p>
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		<title>Biocarburanti di seconda generazione, il Piemonte è all’avanguardia.</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:44:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energie rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[Benzina da biomassa non alimentare, così i terreni agricoli non saranno sottratti alla produzione di cibo. Il futuro sembra già scritto: sempre meno petrolio e sempre più biocombustibili. Una scelta obbligata, se non altro per l’esaurimento delle risorse fossili. Un&#8217;azienda del Belpaese ha accontanato anche mais e canna da zucchero e &#8220;scopre&#8221; l&#8217;alternativa ancora più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignright  wp-image-1092" title="Benzina da biomasse" src="http://www.nopa.it/wp-content/uploads/2012/02/543569268-300x262.jpg" alt="" width="192" height="168" />Benzina da biomassa non alimentare, così i terreni agricoli non saranno sottratti alla produzione di cibo</strong>.</p>
<p>Il futuro sembra già scritto: sempre meno petrolio e sempre più biocombustibili. Una scelta obbligata, se non altro per l’esaurimento delle risorse fossili. Un&#8217;azienda del Belpaese ha accontanato anche mais e canna da zucchero e &#8220;scopre&#8221; l&#8217;alternativa ancora più verde<br />
Usare il mais per produrre energia? Ora non più: dopo cinque anni di sperimentazioni che hanno coinvolto 10 Università e circa 100 ricercatori (in gran parte trentenni), l’Italia si trova nell’inusuale ruolo di pioniere tecnologico nel campo delle energie rinnovabili. Il colosso chimico a conduzione familiare Mossi &amp; Ghisolfi, leader mondiale nella produzione di Pet (il materiale delle bottiglie di plastica), ha deciso di iniziare ad emanciparsi dal petrolio e puntare tutto sulla sostenibilità. Come? Investendo in tecnologia e ricerca diverse decine di milioni di euro, e sviluppando nei suoi laboratori di Tortona una tecnologia unica al mondo. Si chiama Pro.e.satm, e consente di produrre carburante verde di nuova generazione: non più da canna da zucchero o mais, ma da biomassa non alimentare.<br />
Il futuro dei carburanti sembrerebbe già scritto: sempre meno petrolio e sempre più biocombustibili. Una scelta obbligata, se non altro per l’esaurimento delle risorse fossili. Che, però, nasconde non pochi problemi: dalla conversione di colture destinate alla produzione di cibo al fenomeno del land grabbing; dalla deforestazione al rincaro dei generi alimentari ed al massiccio uso di pesticidi inquinanti, sono molti i motivi per cui i biofuel non sono visti di buon occhio dal mondo ambientalista.<br />
La soluzione però, si può trovare nei biocarburanti di seconda generazione M&amp;G: un’invenzione tutta italiana, frutto di un investimento da ben 120 milioni di euro, a cui se ne sono aggiunti 12 della Regione Piemonte. Un progetto che porterà alla creazione di oltre 150 posti di lavoro, alla produzione di 42mila tonnellate di biocarburante e ad una riduzione delle emissioni di CO2 di circa 70mila tonnellate ogni anno.<br />
La sfida, per l’azienda alessandrina, era quella di rendere i biocombustibili veramente eco-compatibili. “Il biocarburante va bene quando è anche sostenibile”, ricorda Giuseppe Fano, direttore delle relazioni esterne del gruppo piemontese: “Ma quelli prodotti oggigiorno spesso non lo sono”. “La CO2 complessivamente emessa nella produzione di biocarburanti può essere decisamente troppo elevata”, ricorda il dirigente: “E spesso vengono sottratti spazi originariamente destinati alla produzione di alimenti”. Ma “la terra serve a produrre cibo – aggiunge Fano – e la tecnologia da noi sviluppata permette proprio di non andare a toccare la parte edibile della pianta, per valorizzare ciò che nessun altro utilizza”.<br />
Come la paglia del riso, troppo ruvida sia per l’uso alimentare che per essere destinata alla zootecnia. Generalmente lasciata nei campi, è invece un ingrediente ideale per la tecnologia Proesa. O la bagassa, generata dagli scarti della produzione di canna da zucchero. Ma soprattutto la canna comune (arundo donax), che oltre a crescere spontaneamente sui terreni marginali di tutta la pianura padana, ha percentuali di sequestro di CO2 molto elevate, ha bisogno di poca acqua e pochi fertilizzanti nonostante la resa molto elevata (10 tonnellate per ettaro contro 3 t/ha del mais), e non intacca la produzione di cibo.<br />
“I terreni abbandonati in Italia, secondo le stime più recenti, sono fra 1,5 e 2 milioni di ettari”, fa presente Giuseppe Fano: “Terreni lasciati incolti perché poco redditizi o poco fertili”. “Rivalorizzandoli, coltivandoci ad esempio la canna comune, si offre un reddito incrementale all’agricoltura, e si evitano problemi legati ai processi di erosione e di dissesto idrogeologico, spesso causati proprio dall’abbandono dei terreni”.<br />
Questa nuova tecnologia è “del tutto auto-sostenibile dal punto di vista economico e finanziario”, conclude Fano: “Ma non sarebbe male se si investisse ulteriormente, anche a livello di incentivi statali, sulla ricerca”. Se non altro per sviluppare ulteriormente tecnologie vantaggiose sia per l’ambiente che per l’economia del nostro Paese.<br />
Ora, con due anni di anticipo rispetto alle previsioni, dalla fase sperimentale si sta già passando a quella produttiva. A Crescentino, in provincia di Vercelli, è in corso di realizzazione su quella che era un tempo una vecchia fabbrica siderurgica il primo ed unico impianto al mondo che produrrà bioetanolo di nuova generazione.<br />
Per il professor David Chiaramonti del Dipartimento di Ingegneria Energetica dell’Università di Firenze, “questo impianto consente di portare la tecnologia dell’etanolo di seconda generazione ad una scala pienamente industriale”. Ma soprattutto, puntualizza lo scienziato: “Oltre all’aspetto produttivo del bioetanolo vi è poi quello di sviluppo tecnologico, che consentirà di valorizzare la tecnologia nel mondo in un contesto fortemente competitivo e di grande prospettiva nei prossimi anni”.</p>
<p>Fonte: Il Fatto Quotidiano <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Fukushima: altre 1.110 tonnellate di acqua radioattiva nella centrale. Pietrisco e legname radioattivi</title>
		<link>http://www.nopa.it/fukushima-altre-1-110-tonnellate-di-acqua-radioattiva-nella-centrale-pietrisco-e-legname-radioattivi/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 11:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[contaminazione nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[contaminazione radioattiva]]></category>
		<category><![CDATA[Fukushima Daiichi]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza centrali nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[Tepco]]></category>

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		<description><![CDATA[Ripercussioni di Fukushima: ci sono ancora tonnellate di acqua radioattiva da bonificare, non si sa bene cosa stia succedendo nei reattori e si scoprono nuovi materiali radioattivi in giro per il Giappone, come pietrisco e legna da ardere&#8230; Fukushima non è finita: la Tepco non riesce a capire cosa succede nei reattori danneggiati Altre 1.110 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ripercussioni di Fukushima: ci sono ancora tonnellate di acqua radioattiva da bonificare, non si sa bene cosa stia succedendo nei reattori e si scoprono nuovi materiali radioattivi in giro per il Giappone, come pietrisco e legna da ardere&#8230;</strong></p>
<p>Fukushima non è finita:<strong> la Tepco non riesce a capire cosa succede nei reattori danneggiati</strong></p>
<p>Altre 1.110 tonnellate di acqua radioattiva nella centrale. Pietrisco e legname radioattivi</p>
<p>La Tokyo electric power company (Tepco), che gestisce il cadavere radioattivo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, sta cercando di determinare lo stato del combustibile nucleare fuso all&#8217;interno dei reattori 1, 2 e 3 ed ha reso noto un video di 30 minuti ripreso all&#8217;interno del reattore 2, per la prima volta dopo il terremoto/tsunami ed il disastro nucleare dell&#8217;11 marzo 2011. La Tepco sta utilizzando fibre ottiche per penetrare all&#8217;interno del reattore attraverso un buco endoscopio nel containment vessel.<br />
Il filmato, pubblicato anche dal network radio-televisivo giapponese Nhk, inizia all&#8217;interno del diaframma che porta al containment vessel: le fibre ottiche, come in un&#8217;endoscopia, hanno raggiunto l&#8217;interno del reattore, ma le immagini sono disturbate da puntini bianchi causati dai raggi gamma.<br />
Sono visibili pareti e tubi, ma la maggior parte delle immagini sono sfuocate. Le Tepco dice che le strisce bianche che si vedono nel video sono in realtà vapore condensato dell&#8217;acqua contaminata che scende come una pioggia radioattiva.<br />
Una delle ragioni per le riprese del video era quella di determinare quanto sia profonda l&#8217;acqua che si è raccolta sul fondo del contenitore del reattore. Secondo l&#8217;utility nucleare la profondità dell&#8217;acqua è inferiore ai 4 metri.<br />
La Tepco ha ammesso che i &#8220;liquidatori&#8221; di Fukushima Daiichi il 18 dicembre scorso hanno scoperto acqua altamente radioattiva in un tunnel sotterraneo di una struttura utilizzata per immagazzinare l&#8217;acqua altamente contaminata. Ora la Tepco, sotto il controllo del governo, sta cercando di capire se altra acqua radioattiva si stia raccogliendo in altre strutture sotterranee dell&#8217;impianto nucleare. il 19 gennaio l&#8217;utility ha trovato circa 500 tonnellate di acqua fortemente contaminata in un pozzo vicino al reattore 2 che ha una valvola che viene utilizzata per il pompaggio di acqua di mare. Nel pozzo c&#8217;è acqua con 16.200 becquerel di cesio radioattivo per centimetro cubo, il che rappresenta il più alto livello di sostanze radioattive trovate nelle ricerche dall&#8217;inizio del 2012. La Tepco ha anche rilevato 600 tonnellate di acqua contenente 860 becquerel di elementi radioattivi per cm3 in una fossa vicino al reattore n.3 e assicura: «E&#8217; improbabile che l&#8217;acqua radioattiva si sia riversata in mare, dato che la densità del materiale radioattivo nell&#8217;acqua di mare nei pressi dei reattori n.2 e n.3 è rimasta invariata». Resta il mistero di come quell&#8217;acqua altamente radioattiva sia finita in quei tunnel.<br />
L&#8217;utility ha anche misurato per la prima volta la temperatura all&#8217;interno del contenimento del reattore 2 che sarebbe di 44,7 gradi Celsius, vicini ai 42,6 gradi già rilevati dai termometri messi intorno al reattore. La Tepco ha detto che deve capire lo stato dei reattori, prima di poter completare la chiusura dell&#8217;impianto.<br />
Ma i guai non si limitano solo all&#8217;area della centrale nucleare: la prefettura di Fukushima ha detto che è possibile che il pietrisco che è stato utilizzato in 10 cantieri di opere pubbliche sia contaminato da sostanze radioattive a causa della catastrofe e nucleare. Infatti, in uno dei siti sono stati rilevati livelli relativamente alti di radioattività. Lo stesso governo centrale giapponese aveva annunciato pochi giorni fa che livelli elevati di sostanze radioattive sono stati rilevati nel calcestruzzo di un condominio di nuova costruzione nella prefettura di Fukushima. Il pietrisco utilizzato viene da una cava della città di Namie, inserita nella zona di evacuazione dopo il disastro nucleare e le autorità stanno indagando sui circuiti di distribuzione del pietrisco, lo stesso utilizzato anche nei 10 progetti pubblici nella prefettura, compreso il rinforzo degli argini di un fiume e il ripristino di una della strada. Secondo i funzionari della prefettura di Fukushima, nel fiume che attraversa la città sono stati trovati livelli di radioattività fino a 1,3 microsieverts all&#8217;ora.<br />
Il ministero dell&#8217;ambiente del Giappone ha reso noto un altro problema: elevati livelli di cesio radioattivo sono stati trovati nella cenere di legna da ardere della prefettura di Fukushima e nel Giappone nord-orientale. Il ministero ha informato le amministrazioni di Fukushima e di altre 7 prefetture che le loro municipalità devono raccogliere e smaltire le ceneri contaminate.<br />
Dopo che la municipalità di Nihonmatsu lo scorso novembre aveva chiesto se l&#8217;utilizzo della legna per le stufe poneva dei problemi di contaminazione, Il ministero ha bruciato due cataste di legno stoccate nei giardini della città e ne ha analizzato le ceneri, ha scoperto che il massimo livello di cesio radioattivo delle ceneri superava i 40.000 becquerel per chilogrammo .L&#8217;agenzia forestale del Giappone a novembre ha notificato alle autorità delle prefetture chela legna da ardere contaminati con più di 40 becquerel di cesio radioattivo per Kg non doveva essere distribuita. Il legno contaminato sarebbe stato preso nei boschi vicini a Nihonmatsu prima del disastro nucleare di Fukushima Daiichi.<br />
Intanto la Tepco ha versato l&#8217;equivalente di circa 330 milioni di dollari come primo risarcimento per i problemi sanitari incontrati a Fukushima. Nell&#8217;agosto 2011 il governo giapponese e la Tepco si erano accordati per dividersi le responsabilità legate alla tragedia nucleare e l&#8217;utility ha accolto la richiesta della prefettura di Fukushima di coprire le spese per gli esami sanitari e per le cure delle vittime di Fukushima Daiichi. La prefettura ha detto di essere in contatto con la Tepco e che chiederà più soldi per gli indennizzi e la riabilitazione, così come per la bonifica dell&#8217;inquinamento nucleare.</p>
<p>Fonte: Greenreport <a href="http://www.greenreport.it/" target="_blank">http://www.greenreport.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Continua la strage di lupi nel nostro paese, segnale inquietante di inciviltà e di degrado.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 09:47:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tutela animali]]></category>
		<category><![CDATA[lupo]]></category>

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		<description><![CDATA[Altri due lupi trovati uccisi in Abruzzo Serve un patto per contrastare i criminali e chi non vuole una reale collaborazione tra tutte le parti impegnate a superare i conflitti tra lupo e zootecnia. Questi atti rischiano di vanificare tante azioni innovative e concrete che le aree protette stanno portando avanti in questi anni anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignright  wp-image-1082" title="Lupo morto" src="http://www.nopa.it/wp-content/uploads/2012/01/lupo-morto-300x178.jpg" alt="" width="240" height="142" />Altri due lupi trovati uccisi in Abruzzo</strong><br />
Serve un patto per contrastare i criminali e chi non vuole una reale collaborazione tra tutte le parti impegnate a superare i conflitti tra lupo e zootecnia. Questi atti rischiano di vanificare tante azioni innovative e concrete che le aree protette stanno portando avanti in questi anni anche grazie a progetti come il Life Wolfnet.<br />
Negli ultimi giorni due lupi sono stati rinvenuti dal CTA di Carsoli in una zona pedemontana, nei pressi del Parco Regionale dei Monti Simbruini. Il primo ritrovamento, avvenuto in località Madonnelle nel comune di Carsoli, risale al 12 Gennaio scorso e le prime evidenze confermano che il lupo, un maschio di un anno, è stato ucciso da una fucilata. Il secondo ritrovamento invece è avvenuto in località Sesera, nel comune di Oricola; si tratta di una giovane femmina di circa 8 mesi, e l&#8217;avanzato stato di decomposizione conferma una morte non recente; per questo secondo caso la morte potrebbe essere riconducibile anche all&#8217;uso di veleno, ma a tal riguardo si attendono gli esiti della analisi di laboratorio dell&#8217;IZS di Teramo.<br />
Qualcuno ipotizza che i lupi siano scesi a valle nei loro consueti passaggi o normali spostamenti e abbiano destato l&#8217;interesse di chi frequenta questa zona e sono stati abbattuti senza troppi scrupoli.<br />
Nell&#8217;ultimo periodo stiamo assistendo a una certa recrudescenza di episodi violenti contro i lupi, nonostante siano ampiamente conosciuti gli strumenti per favorire la convivenza tra questa specie e le attività umane.<br />
Anche in provincia dell&#8217;Aquila esistono le competenze necessarie e sono state acquisite le prassi amministrative utile a ridurre i conflitti. Infatti, in questa Provincia, nell&#8217;ambito del progetto Life Wolfnet di cui l&#8217;ente sovracomunale è partner, si sta sperimentando una metodologia innovativa per ridurre i conflitti e rispondere con celerità alle legittime aspettative di chi subisce danni da predazione da lupo. A questo proposito nelle ultime settimane, nell&#8217;ambito del Life Wolfnet, si sono svolti una serie di incontri tra diversi enti territoriali per garantire la messa a sistema di iniziative unificate per la tutela della specie. Per esempio il Parco Nazionale della Majella, la Provincia dell&#8217;Aquila, il Corpo Forestale dello Stato, l&#8217;Ufficio per la Tutela della Biodiversità di Castel di Sangro e la Riserva Regionale Naturale di Monte Genzana – Alto Gizio hanno appena condotto, in modo coordinato, un&#8217;attività in simultanea di monitoraggio e rilevamento dei rischi, e prevedono nei prossimi mesi di promuovere attività congiunte di prevenzione dei danni, mitigazione del conflitto con gli allevatori, di sorveglianza speciale antibracconaggio, soprattutto nell&#8217;area di connessione tra Parco della Majella, Riserva di Monte Genzana – Alto Gizio e Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo, Lazio e Molise. Un territorio di estremo interesse conservazionistico e ricco di opportunità gestionali, sia per il lupo che per le attività previste dal PATOM a tutela dell&#8217;Orso Marsicano.<br />
Non esistono giustificazioni per atti così deplorevoli che continuiamo a denunciare nella speranza che questi criminali vengano assicurati alla giustizia e i loro gesti ricevano la giusta condanna sociale da parte di tutti i cittadini. Questi atti sono una minaccia alla convivenza e rischiano di vanificare tante azioni innovative e concrete che le aree protette stanno portando avanti in questi anni anche grazie a progetti come il life Wolfnet, che sta ottenendo risultati significativi, come dimostra la recente costituzione del gregge del Parco della Majella per il ristoro dei capi predati. Esistono nella regione Abruzzo come in tutto l&#8217;Appennino una serie di esperienze positive che possono rappresentare una soluzione concreta a tutte le necessità degli allevatori e degli altri portatori di interesse con i quali va discussa e condivisa la conservazione del lupo e la tutela del nostro prezioso territorio che, da episodi come questi, esce ancora una volta fortemente danneggiato.</p>
<p>Fonte: Federparchi, Federazione Italiana Parchi e Riserve http://www.parks.it</p>
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		<title>Oli usati: lo smaltimento e&#8217; responsabilita&#8217; del rivenditore</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[oli esausti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il rivenditore di oli è tenuto a mettere a disposizione del pubblico una struttura per il ritiro e lo stoccaggio. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con una sentenza in seguito alla vertenza della provincia di Gorizia ad una cooperativa. Chiunque si occupi della vendita al dettaglio o di sostituzione di oli e fluidi lubrificanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright  wp-image-1075" style="border: 1px solid black;" title="Oli esausti" src="http://www.nopa.it/wp-content/uploads/2012/01/oli-esausti.jpg" alt="" width="180" height="135" />Il rivenditore di oli è tenuto a mettere a disposizione del pubblico <strong>una struttura per il ritiro e lo stoccaggio</strong>. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con una sentenza in seguito alla vertenza della provincia di Gorizia ad una cooperativa.<strong> Chiunque si occupi della vendita al dettaglio o di sostituzione di oli e fluidi lubrificanti per motori, deve poter provvedere ad installare e mantenere funzionante un impianto di stoccaggio,</strong> come previsto dalla legge Dlgs 92/1995 e Dm 392/1996.</p>
<p>L’obbligo rimane effettivo anche nel caso in cui il Consorzio nazionale per la raccolta degli oli minerali usati, il Coou, non svolga il suo ruolo istituzionale.</p>
<p><strong>A discrezione del gestore dell’attività è il sistema di stoccaggio e smaltimento da utilizzare,</strong> così ha stabilito la Corte. Questo significa che il rivenditore può provvedere autonomamente o rivolgersi al Consorzio, consegnando i prodotti usati, assicurandosi però che l’operazione di smaltimento sia andata a buon fine.</p>
<p>Fonte: www.periti.info</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Piemonte: l’assessore SACCHETTO vuole impedire ai cittadini di votare il referendum regionale contro la caccia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 14:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pro Natura]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte legge caccia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ASSESSORE SACCHETTO VUOLE IMPEDIRE AI CITTADINI DI VOTARE IL REFERENDUM REGIONALE CONTRO LA CACCIA RICHIESTO 25 ANNI FA DA 60.000 CITTADINI. OVVERO COME SOSPENDERE LA DEMOCRAZIA. Dopo ben 24 anni di battaglie legali, il 29 dicembre del 2010 la Corte d’Appello del Tribunale di Torino aveva riconosciuto le ragioni del Comitato Promotore e aveva ordinato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ASSESSORE SACCHETTO VUOLE IMPEDIRE AI CITTADINI DI VOTARE IL REFERENDUM REGIONALE CONTRO LA CACCIA RICHIESTO 25 ANNI FA DA 60.000 CITTADINI. OVVERO COME SOSPENDERE LA DEMOCRAZIA.<br />
Dopo ben 24 anni di battaglie legali, il 29 dicembre del 2010 la Corte d’Appello del Tribunale di Torino aveva riconosciuto le ragioni del Comitato Promotore e aveva ordinato alla Regione Piemonte di riavviare l’iter del referendum regionale contro la caccia, illegittimamente sospeso dalla Regione Piemonte. Si dovrebbe votare in una domenica compresa tra la metà di aprile e la metà di giugno del 2012. Solo una legge che recepisse interamente le istanze referendarie (protezione per 15 specie selvatiche, divieto di caccia la domenica, divieto di caccia su terreno coperto da neve, abolizione dei privilegi concessi alle aziende faunistiche private) potrebbe impedire l’esercizio del voto.<br />
Sembrava che nulla potesse più impedire il democratico esercizio del voto e invece l’Assessore regionale alla caccia, Claudio Sacchetto, oggi, in III Commissione, ha trovato il modo di sospendere temporaneamente la democrazia.<br />
Ha presentato un emendamento ad una propria proposta di legge, il quale abroga per intero l’attuale legge regionale 70/96.<br />
Abolita la legge, abolito il referendum.<br />
Ma come fa il Piemonte a stare senza una legge regionale che regola la caccia?<br />
“All’Assessore Sacchetto probabilmente questo non interessa perché rimarrebbe sempre vigente la legge quadro nazionale n. 157/1992” ha dichiarato Roberto Piana del Comitato Promotore del Referendum.<br />
”Probabilmente conta, dopo il 15 giugno di far approvare dal Consiglio regionale una legge che restauri lo status quo ante, magari anche con qualche regalo in più ai cacciatori”.<br />
“Tra l’altro, la legge nazionale è molto più permissiva di quella regionale, per cui l’inziativa di Sacchetto va nella direzione opposta a quella del referendum. In uno stato democratico una proposta del genere sarebbe stata rinviata al mittente e l’autore sarebbe stato invitato a fare le valigie e a cercare lavoro altrove” ha aggiunto Piero Belletti.</p>
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		<title>Cane in ospedale per trovare padrona. Sentenza.</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 15:20:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tutela animali]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giudice tutelare di Varese, Giuseppe Buffone, ha riconosciuto il diritto di una signora ricoverata in ospedale, a farsi visitare dal proprio cane: &#8220;il sentimento  per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale&#8230;&#8221;. In sentenza si fa riferimento al fatto che &#8220;In base all&#8217;evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright  wp-image-1066" src="http://www.nopa.it/wp-content/uploads/2012/01/20120110_cane-ospedale-300x202.jpg" alt="" width="210" height="141" />Il giudice tutelare di Varese, Giuseppe Buffone, ha riconosciuto il diritto di una signora ricoverata in ospedale, a farsi visitare dal proprio cane: &#8220;il sentimento  per gli animali costituisce un valore e un interesse a copertura costituzionale&#8230;&#8221;. In sentenza si fa riferimento al fatto che &#8220;In base all&#8217;evoluzione della coscienza sociale e dei costumi, il Parlamento abbia ritenuto che un tale sentimento costituisse oramai un interesse da trarsi dal tessuto connettivo della Charta Chartarum&#8230;&#8221;. Il giudice si e&#8217; espresso facendo riferimento alla convenzione di Strasburgo: &#8220;la legge ha riconosciuto che l&#8217;uomo ha l&#8217;obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, e in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l&#8217;uomo e gli animali da compagnia, ha affermato l&#8217;importanza di tali animali a causa del contributo che oggi forniscono alla qualita&#8217; della vita e dunque il loro valore per la societa&#8217;&#8221;.</p>
<p>Fonte: aduc.it</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rischi ed impatti sulla salute dai campi elettromagnetici.</title>
		<link>http://www.nopa.it/rischi-ed-impatti-sulla-salute-dai-campi-elettromagnetici/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 18:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Inquinamento ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento elettromagnetico]]></category>

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		<description><![CDATA[I settori delle telecomunicazioni, e del trasporto e distribuzione di energia sono in rapida espansione, e costituiscono componenti strategici dell’economia con rilevanti ricadute in campo sociale. Il rovescio della medaglia è costituito dall’inquinamento che producono sull’ambiente e sulla salute delle persone esposte Il conflitto, allora, si esplica tra gli interessi corposi delle società di gestione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I settori delle telecomunicazioni, e del trasporto e distribuzione di energia sono in rapida espansione, e costituiscono componenti strategici dell’economia con rilevanti ricadute in campo sociale. Il rovescio della medaglia è costituito dall’inquinamento che producono sull’ambiente e sulla salute delle persone esposte<br />
Il conflitto, allora, si esplica tra gli interessi corposi delle società di gestione delle tecnologie di telecomunicazione e dell’energia, che non sembrano disposte a fare i conti con i costi necessari alla tutela della salute, le comunità dei cittadini e il regolatore pubblico.<br />
Domani sera, su Report, una delle massime Autorità del settore, il Prof. Angelo Levis , con il quale ho avuto l’onore di collaborare, tratterà il tema dell’allarme determinato da molti studi epidemiologici, che mostrano l’esistenza di un probabile rischio per la salute derivante dalla smodata esposizione delle persone e dei lavoratori all’emissione di onde elettromagnetiche, generate da linee elettriche, ponti radio terrestri, radar civili e militari, antenne trasmittenti, ripetitori per la telefonia mobile, elettrodomestici.<br />
Fino a qualche anno fa erano riconosciuti solo i danni biologici conseguenti agli effetti di riscaldamento delle onde elettromagnetiche, note anche come radiazioni non ionizzanti e derivanti dal riscaldamento dei tessuti con i quali le onde interagiscono. Banalmente, e per rendere comprensibile al lettore di cosa stiamo parlando, diciamo che un’onda elettromagnetica è un modo particolare di propagare l’energia elettromagnetica nello spazio e nel tempo. Questa forma particolare di energia viene emessa da ogni corpo: Uomo, Terra, Stelle.<br />
Basti pensare che tutta la vita sul pianeta dipende da quest’energia trasportata dalla radiazione luminosa, che proviene dal Sole. Quest’onda elettromagnetica è composta da due campi: uno elettrico e uno magnetico (per campo si intende la zona dello spazio in cui si avvertono gli effetti dell’onda elettromagnetica). Un’onda possiamo immaginarla come una lettera S capovolta e appoggiata su un piano orizzontale, in modo che i “due pezzi“ della lettera S ci appaiano come un’ansa e una gobba: si definisce intensità di quest’onda il valore che il campo elettrico assume in ogni istante, mentre la frequenza è il numero delle volte che in un secondo la “ S” si ripete uguale a se stessa. La distanza tra il punto più alto della “gobba” e il più basso dell’”ansa” si chiama lunghezza dell’onda, si misura in metri mentre la frequenza si misura in Hertz: più grande è la lunghezza d’onda e più piccola è la frequenza e viceversa. Per un telefonino UMTS, che ha una frequenza superiore ai 2000 megahertz, in un secondo l’onda si ripete per 2 miliardi di volte pari a se stessa. Lo stesso dicasi per un elettrodotto la cui frequenza è paria 50 Hz.<br />
E’ di estrema importanza proprio la frequenza, nell’interazione tra tessuti biologici e onda elettromagnetica. Nella comune accezione, quando si parla di inquinamento elettromagnetico e impropriamente di elettrosmog, ci riferiamo alle frequenze comprese tra zero e 300 miliardi di Hertz. Le sorgenti di onde elettromagnetiche possono essere naturali e artificiali. Gli esseri viventi sono da sempre “bombardati” da onde elettromagnetiche provenienti dal cosmo e dalla Terra. Durante i temporali i fulmini sono accompagnati dall’emissione di campi elettromagnetici. Il nostro Pianeta genera campi elettrici e magnetici sotto forma di campi statici. Il campo elettrico viene misurato in un’unità di misura denominata elettronvolt per metro, mentre il campo magnetico si misura in milionesimi di Tesla. Il valore vicino al suolo, del campo elettrico naturale, è stimato intorno ai 200 elettronvolt, mentre quello magnetico vale 40 milionesimi di Tesla.<br />
La differenza fondamentale tra campi magnetici statici, che formano il fondo naturale, e campi elettrici e magnetici, prodotti da fonti artificiali, è che quelli naturali non inducono correnti negli organismi viventi, mentre quelli alternati si. Il campo elettrico esiste sempre in presenza di una carica elettrica: per esempio una lampada spenta ma collegata alla rete di alimentazione presenta un campo elettrico che dipende dalla tensione di alimentazione ( 220 Volts, 380 etc).<br />
Allontanandoci dal campo elettrico si riduce l’intensità del campo. Il campo elettrico può esser schermato per esempio dalle mura di una casa, da alberi, quindi frapponendo un ostacolo. Il campo magnetico è presente quando scorre una corrente elettrica, per esempio quando accendiamo la lampada. Maggiore è la corrente e maggiore è il campo magnetico che si riduce quando più ci allontaniamo dalla sorgente. Il campo magnetico non è schermato dai comuni materiali. Nel 2001 l’Istituto Nazionale per le Scienze Ambientali e Sanitarie degli S.U., l’Agenzia Internazionale per le Ricerche sul Cancro (IARC) di Lione e l’Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno ribadito, sulla base di un’accurata revisione della letteratura scientifica, la classificazione dei campi elettromagnetici a “bassa frequenza“ come “possibili” agenti cancerogeni per l’uomo. La classificazione si basa sul riscontro di un’ associazione statisticamente significativa tra l’esposizione e un aumento del rischio di leucemia infantile.<br />
La definizione di “possibile” cancerogeno per l’uomo, dello IARC, rappresenta la terza categoria di rischio dopo i “sicuri” ed i “probabili”. Negli ultimi tempi la comunità scientifica ha rivolto sempre maggiore attenzione agli effetti non termici della radiazione elettromagnetica, vale a dire quegli effetti che, pur non traducendosi in un incremento di temperatura significativo, potrebbero sortire dannose conseguenze. Il problema dei possibili effetti a lungo termine dell’esposizione a campi elettromagnetici è, dal punto di vista scientifico, un problema aperto. È importante, al fine di evitare allarmismi, fornire al pubblico una corretta e completa informazione. Angelo Levis è uno scienziato rigoroso e ascoltarlo domani sera su Report servirà ad acquisire ulteriori evidenze scientifiche e risultati di numerosi studi epidemiologici.<br />
Pur restando in un ambito di incertezza scientifica, in merito agli effetti biologici sarebbe opportuno applicare il principio di Precauzione, in base al quale, nel campo della salute pubblica e dell’ambiente, bisogna intervenire prima che la scienza dimostri con certezza gli effetti nocivi derivanti dall’interazione umana con fenomeni inquinanti sospetti.<br />
Un criterio protezionistico dovrebbe indurre all’eliminazione o, quanto meno, alla riduzione delle esposizioni. Una politica di identificazione dei siti e una riduzione delle potenze di emissione potrebbero produrre una minimizzazione dell’impatto globale bilanciando esigenze sanitarie, ambientali e socioeconomiche. Il prestigioso Karolinska Institute di Stoccolma che ogni anno sceglie il Nobel per la medicina,nell’ottobre 2004, ha confermato che l’esposizione di almeno 10 anni alle radiazioni emesse dai cellulari quadruplica il rischio di neuroma acustico, tumore benigno del nervo uditivo .Questo tipo di tumore è aumentato in Gran Bretagna del 45 per cento negli ultimi 30 anni ed ogni anno si registrano 400 nuovi casi mentre sono già 100.000 le persone al mondo che hanno il neuroma acustico. Lo scorso dicembre sono stati resi noti i risultati del Progetto Reflex, una ricerca scientifica finanziata dalla Commissione Europea e che ha coinvolto per quattro anni studiosi di 12prestigiosi Istituti scientifici ed Università europee.<br />
Esponendo ai campi elettromagnetici cellule umane coltivate in vitro si sono registrati tra l’altro aberrazioni cromosomiche e aumenti delle rotture delle catene del DNA. Ancora una volta però si registra il colpevole silenzio degli organismi istituzionali che hanno legiferato attraverso la legge quadro 36/2001 . Uno dei decreti attuativi prescriveva di valutare la congruità dei limiti di protezione sulla base delle nuove evidenze epidemiologiche. Come sempre né Governi di destra , né di sinistra , né alcun parlamentare “ rosso”, “giallo”, “verde”, “arancione” ha mai presentato una interpellanza al Ministro competente affinchè fosse quantomeno attuata la norma che lo stesso Parlamento aveva votato nel 2001.</p>
<p>Fonte: Agor@ Magazine <a href="http://www.agoramagazine.it/agora" target="_blank">http://www.agoramagazine.it/agora</a><br />
di Erasmo Venosi</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aperte le iscrizioni al corso per aspiranti Guardie Zoofile Pro Natura</title>
		<link>http://www.nopa.it/aperte-le-iscrizioni-al-corso-per-aspiranti-guardie-zoofile-pro-natura/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 17:31:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[N.O.P.A.]]></category>
		<category><![CDATA[Vigilanza Ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nuovo corso per aspiranti Guardie Zoofile Pro Natura organizzato dal N.O.P.A., in collaborazione con l’organizzazione A.D.I.P. – Associazione Docenti e Istruttori Professionisti, si terrà a Torino e avrà inizio il prossimo mese di Gennaio. Programma e specifiche del corso: Materie trattate: Le Guardie Zoofile volontarie – Caratteristiche, funzioni e competenze Polizia Amministrativa Polizia Giudiziaria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo <strong>corso per aspiranti <a title="La Guardia Zoofila volontaria" href="../la-guardia-zoofila-volontaria/">Guardie Zoofile</a></strong><a title="La Guardia Zoofila volontaria" href="../la-guardia-zoofila-volontaria/"> <strong>Pro Natura</strong></a> organizzato dal N.O.P.A., in collaborazione con l’organizzazione <a href="http://www.adip.it/" target="_blank">A.D.I.P. – Associazione Docenti e Istruttori Professionisti</a>, si terrà a <strong>Torino</strong> e avrà inizio il prossimo mese di <strong>Gennaio</strong>.</p>
<p>Programma e specifiche del corso:</p>
<hr size="1" />
<p>Materie trattate:</p>
<ul>
<li>Le Guardie Zoofile volontarie – Caratteristiche, funzioni e competenze</li>
<li>Polizia Amministrativa</li>
<li>Polizia Giudiziaria</li>
<li>Procedura penale</li>
<li>Vigilanza Zoofila</li>
<li>Vigilanza Venatoria</li>
<li>Diritto delle armi</li>
<li>Armi da caccia e da difesa</li>
<li>Primo soccorso animali da affezione</li>
</ul>
<p>Durata:</p>
<ul>
<li>42 ore distribuite in n. 11 lezioni della durata di 2 ore (giorni feriali dalle ore 21.00 alle ore 23.00) e n. 5 lezioni della durata di 4 ore (Sabato mattina).</li>
</ul>
<p>Contributo di partecipazione:</p>
<ul>
<li>€ 50,00</li>
</ul>
<p>Requisiti richiesti:</p>
<ul>
<li>Per partecipare al corso per aspiranti Guardie Zoofile volontarie é sufficiente avere la maggiore età ed essere <strong><a title="Iscrizione socio" href="https://www.nopa.it/iscrizioni-e-rinnovi/iscrizione-socio/">iscritti all’organizzazione N.O.P.A.</a></strong> Non sono richiesti particolari requisiti personali. I requisiti personali verranno considerati a seguito del superamento del corso ed in particolare al momento della valutazione di idoneità dell’aspirante Guardia all’ottenimento del titolo di Guardia Zoofila N.O.P.A. Pro Natura.</li>
</ul>
<p>Per richiedere l&#8217;iscrizione al corso <strong><a title="Modulo di iscrizione al corso di formazione per aspiranti Guardie Zoofile" href="https://www.nopa.it/iscrizione-corso-guardie-zoofile/">clicca qui</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Veleni per topi e morte di uccelli rapaci: uno studio ne illustra le correlazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 16:03:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Tutela animali]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le correlazioni tra la somministrazione di rodenticidi e gli effetti che si registrano su uccelli rapaci notturni e diurni, è stata spiegata in uno studio, il primo del genere effettuato in Italia, condotto dall&#8217;Agenzia regionale parchi del Lazio (Arp), dall&#8217;Istituto Zooprofilattico del Lazio e Toscana e dalla Lipu-BirdLife Italia. In sintesi, i risultati hanno messo in evidenza che le esche con anticoagulanti possono entrare nella catena alimentare e contaminare in modo grave la tipologia di uccelli suddetti. Le indagini, durate due anni, hanno preso in esame 39 animali tra allocchi, barbagianni, civette e gheppi rinvenuti morti e raccolti dal personale delle aree protette, e inoltre alcuni esemplari forniti dal Centro recupero fauna selvatica della Lipu di Roma. «Le quattro specie di rapaci indagate essendo predatrici di roditori, possono essere utilizzate per monitorare il fenomeno noto come ‘tossicità secondaria&#8217;, che si verifica in natura quando un animale, cibandosi di una preda contaminata, rimane a sua volta intossicato» ha spiegato Dario Capizzi, del settore Biodiversità, reti ecologiche e geodiversità dell&#8217;Arp.<br />
Le esche utilizzate nei centri abitati, aree industriali o agricole, per contenere le popolazioni di roditori, sono costituite da rodenticidi, prodotti appartenenti alla categoria degli anticoagulanti, che provocano emorragie letali nei topi. Morti, o moribondi, questi ultimi costituiscono una facile preda per gli inconsapevoli rapaci, che rimangono a loro volta intossicati dal pesticida. Le analisi sugli animali sono state eseguite con la tecnica della HPLC Fluorescenza, hanno informato i ricercatori, che ha cercato nel fegato degli uccelli sette diversi anticoagulanti. Il livello di contaminazione è risultato del 41,2%, pari a quasi la metà dei campioni esaminati. La specie che ha subito la maggiore contaminazione è la civetta (70%), ma anche il livello relativo a gheppio e allocco è risultato elevato (35%). «L&#8217;utilizzo di rodenticidi dovrebbe essere limitato al massimo &#8211; ha dichiarato Claudio Celada, direttore Conservazione natura Lipu -Mentre, al contrario, vi è una tendenza a utilizzare prodotti nocivi, sia in campagna, sia nelle nostre città, con troppa disinvoltura. Chiediamo dunque più controlli e campagne di informazione utili per far conoscere i rischi che tali pratiche comportano per la fauna selvatica ma anche per l&#8217;uomo». I campioni trovati positivi provenivano in gran parte dalle aree urbane o periurbane di Roma, ma anche da zone prossime ad aree protette, come la Riserva del Lamone o il Parco dei Monti Simbruini.</p>
<p>Fonte: Greenreport <a href="http://www.greenreport.it/" target="_blank">http://www.greenreport.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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