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Corsi di formazione per aspiranti Guardie Zoofile

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Fukushima: altre 1.110 tonnellate di acqua radioattiva nella centrale. Pietrisco e legname radioattivi

Ripercussioni di Fukushima: ci sono ancora tonnellate di acqua radioattiva da bonificare, non si sa bene cosa stia succedendo nei reattori e si scoprono nuovi materiali radioattivi in giro per il Giappone, come pietrisco e legna da ardere…

Fukushima non è finita: la Tepco non riesce a capire cosa succede nei reattori danneggiati

Altre 1.110 tonnellate di acqua radioattiva nella centrale. Pietrisco e legname radioattivi

La Tokyo electric power company (Tepco), che gestisce il cadavere radioattivo della centrale nucleare di Fukushima Daiichi, sta cercando di determinare lo stato del combustibile nucleare fuso all’interno dei reattori 1, 2 e 3 ed ha reso noto un video di 30 minuti ripreso all’interno del reattore 2, per la prima volta dopo il terremoto/tsunami ed il disastro nucleare dell’11 marzo 2011. La Tepco sta utilizzando fibre ottiche per penetrare all’interno del reattore attraverso un buco endoscopio nel containment vessel.
Il filmato, pubblicato anche dal network radio-televisivo giapponese Nhk, inizia all’interno del diaframma che porta al containment vessel: le fibre ottiche, come in un’endoscopia, hanno raggiunto l’interno del reattore, ma le immagini sono disturbate da puntini bianchi causati dai raggi gamma.
Sono visibili pareti e tubi, ma la maggior parte delle immagini sono sfuocate. Le Tepco dice che le strisce bianche che si vedono nel video sono in realtà vapore condensato dell’acqua contaminata che scende come una pioggia radioattiva.
Una delle ragioni per le riprese del video era quella di determinare quanto sia profonda l’acqua che si è raccolta sul fondo del contenitore del reattore. Secondo l’utility nucleare la profondità dell’acqua è inferiore ai 4 metri.
La Tepco ha ammesso che i “liquidatori” di Fukushima Daiichi il 18 dicembre scorso hanno scoperto acqua altamente radioattiva in un tunnel sotterraneo di una struttura utilizzata per immagazzinare l’acqua altamente contaminata. Ora la Tepco, sotto il controllo del governo, sta cercando di capire se altra acqua radioattiva si stia raccogliendo in altre strutture sotterranee dell’impianto nucleare. il 19 gennaio l’utility ha trovato circa 500 tonnellate di acqua fortemente contaminata in un pozzo vicino al reattore 2 che ha una valvola che viene utilizzata per il pompaggio di acqua di mare. Nel pozzo c’è acqua con 16.200 becquerel di cesio radioattivo per centimetro cubo, il che rappresenta il più alto livello di sostanze radioattive trovate nelle ricerche dall’inizio del 2012. La Tepco ha anche rilevato 600 tonnellate di acqua contenente 860 becquerel di elementi radioattivi per cm3 in una fossa vicino al reattore n.3 e assicura: «E’ improbabile che l’acqua radioattiva si sia riversata in mare, dato che la densità del materiale radioattivo nell’acqua di mare nei pressi dei reattori n.2 e n.3 è rimasta invariata». Resta il mistero di come quell’acqua altamente radioattiva sia finita in quei tunnel.
L’utility ha anche misurato per la prima volta la temperatura all’interno del contenimento del reattore 2 che sarebbe di 44,7 gradi Celsius, vicini ai 42,6 gradi già rilevati dai termometri messi intorno al reattore. La Tepco ha detto che deve capire lo stato dei reattori, prima di poter completare la chiusura dell’impianto.
Ma i guai non si limitano solo all’area della centrale nucleare: la prefettura di Fukushima ha detto che è possibile che il pietrisco che è stato utilizzato in 10 cantieri di opere pubbliche sia contaminato da sostanze radioattive a causa della catastrofe e nucleare. Infatti, in uno dei siti sono stati rilevati livelli relativamente alti di radioattività. Lo stesso governo centrale giapponese aveva annunciato pochi giorni fa che livelli elevati di sostanze radioattive sono stati rilevati nel calcestruzzo di un condominio di nuova costruzione nella prefettura di Fukushima. Il pietrisco utilizzato viene da una cava della città di Namie, inserita nella zona di evacuazione dopo il disastro nucleare e le autorità stanno indagando sui circuiti di distribuzione del pietrisco, lo stesso utilizzato anche nei 10 progetti pubblici nella prefettura, compreso il rinforzo degli argini di un fiume e il ripristino di una della strada. Secondo i funzionari della prefettura di Fukushima, nel fiume che attraversa la città sono stati trovati livelli di radioattività fino a 1,3 microsieverts all’ora.
Il ministero dell’ambiente del Giappone ha reso noto un altro problema: elevati livelli di cesio radioattivo sono stati trovati nella cenere di legna da ardere della prefettura di Fukushima e nel Giappone nord-orientale. Il ministero ha informato le amministrazioni di Fukushima e di altre 7 prefetture che le loro municipalità devono raccogliere e smaltire le ceneri contaminate.
Dopo che la municipalità di Nihonmatsu lo scorso novembre aveva chiesto se l’utilizzo della legna per le stufe poneva dei problemi di contaminazione, Il ministero ha bruciato due cataste di legno stoccate nei giardini della città e ne ha analizzato le ceneri, ha scoperto che il massimo livello di cesio radioattivo delle ceneri superava i 40.000 becquerel per chilogrammo .L’agenzia forestale del Giappone a novembre ha notificato alle autorità delle prefetture chela legna da ardere contaminati con più di 40 becquerel di cesio radioattivo per Kg non doveva essere distribuita. Il legno contaminato sarebbe stato preso nei boschi vicini a Nihonmatsu prima del disastro nucleare di Fukushima Daiichi.
Intanto la Tepco ha versato l’equivalente di circa 330 milioni di dollari come primo risarcimento per i problemi sanitari incontrati a Fukushima. Nell’agosto 2011 il governo giapponese e la Tepco si erano accordati per dividersi le responsabilità legate alla tragedia nucleare e l’utility ha accolto la richiesta della prefettura di Fukushima di coprire le spese per gli esami sanitari e per le cure delle vittime di Fukushima Daiichi. La prefettura ha detto di essere in contatto con la Tepco e che chiederà più soldi per gli indennizzi e la riabilitazione, così come per la bonifica dell’inquinamento nucleare.

Fonte: Greenreport http://www.greenreport.it

 

Continua la strage di lupi nel nostro paese, segnale inquietante di inciviltà e di degrado.

Altri due lupi trovati uccisi in Abruzzo
Serve un patto per contrastare i criminali e chi non vuole una reale collaborazione tra tutte le parti impegnate a superare i conflitti tra lupo e zootecnia. Questi atti rischiano di vanificare tante azioni innovative e concrete che le aree protette stanno portando avanti in questi anni anche grazie a progetti come il Life Wolfnet.
Negli ultimi giorni due lupi sono stati rinvenuti dal CTA di Carsoli in una zona pedemontana, nei pressi del Parco Regionale dei Monti Simbruini. Il primo ritrovamento, avvenuto in località Madonnelle nel comune di Carsoli, risale al 12 Gennaio scorso e le prime evidenze confermano che il lupo, un maschio di un anno, è stato ucciso da una fucilata. Il secondo ritrovamento invece è avvenuto in località Sesera, nel comune di Oricola; si tratta di una giovane femmina di circa 8 mesi, e l’avanzato stato di decomposizione conferma una morte non recente; per questo secondo caso la morte potrebbe essere riconducibile anche all’uso di veleno, ma a tal riguardo si attendono gli esiti della analisi di laboratorio dell’IZS di Teramo.
Qualcuno ipotizza che i lupi siano scesi a valle nei loro consueti passaggi o normali spostamenti e abbiano destato l’interesse di chi frequenta questa zona e sono stati abbattuti senza troppi scrupoli.
Nell’ultimo periodo stiamo assistendo a una certa recrudescenza di episodi violenti contro i lupi, nonostante siano ampiamente conosciuti gli strumenti per favorire la convivenza tra questa specie e le attività umane.
Anche in provincia dell’Aquila esistono le competenze necessarie e sono state acquisite le prassi amministrative utile a ridurre i conflitti. Infatti, in questa Provincia, nell’ambito del progetto Life Wolfnet di cui l’ente sovracomunale è partner, si sta sperimentando una metodologia innovativa per ridurre i conflitti e rispondere con celerità alle legittime aspettative di chi subisce danni da predazione da lupo. A questo proposito nelle ultime settimane, nell’ambito del Life Wolfnet, si sono svolti una serie di incontri tra diversi enti territoriali per garantire la messa a sistema di iniziative unificate per la tutela della specie. Per esempio il Parco Nazionale della Majella, la Provincia dell’Aquila, il Corpo Forestale dello Stato, l’Ufficio per la Tutela della Biodiversità di Castel di Sangro e la Riserva Regionale Naturale di Monte Genzana – Alto Gizio hanno appena condotto, in modo coordinato, un’attività in simultanea di monitoraggio e rilevamento dei rischi, e prevedono nei prossimi mesi di promuovere attività congiunte di prevenzione dei danni, mitigazione del conflitto con gli allevatori, di sorveglianza speciale antibracconaggio, soprattutto nell’area di connessione tra Parco della Majella, Riserva di Monte Genzana – Alto Gizio e Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un territorio di estremo interesse conservazionistico e ricco di opportunità gestionali, sia per il lupo che per le attività previste dal PATOM a tutela dell’Orso Marsicano.
Non esistono giustificazioni per atti così deplorevoli che continuiamo a denunciare nella speranza che questi criminali vengano assicurati alla giustizia e i loro gesti ricevano la giusta condanna sociale da parte di tutti i cittadini. Questi atti sono una minaccia alla convivenza e rischiano di vanificare tante azioni innovative e concrete che le aree protette stanno portando avanti in questi anni anche grazie a progetti come il life Wolfnet, che sta ottenendo risultati significativi, come dimostra la recente costituzione del gregge del Parco della Majella per il ristoro dei capi predati. Esistono nella regione Abruzzo come in tutto l’Appennino una serie di esperienze positive che possono rappresentare una soluzione concreta a tutte le necessità degli allevatori e degli altri portatori di interesse con i quali va discussa e condivisa la conservazione del lupo e la tutela del nostro prezioso territorio che, da episodi come questi, esce ancora una volta fortemente danneggiato.

Fonte: Federparchi, Federazione Italiana Parchi e Riserve http://www.parks.it

 

Oli usati: lo smaltimento e’ responsabilita’ del rivenditore

Il rivenditore di oli è tenuto a mettere a disposizione del pubblico una struttura per il ritiro e lo stoccaggio. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con una sentenza in seguito alla vertenza della provincia di Gorizia ad una cooperativa. Chiunque si occupi della vendita al dettaglio o di sostituzione di oli e fluidi lubrificanti per motori, deve poter provvedere ad installare e mantenere funzionante un impianto di stoccaggio, come previsto dalla legge Dlgs 92/1995 e Dm 392/1996.

L’obbligo rimane effettivo anche nel caso in cui il Consorzio nazionale per la raccolta degli oli minerali usati, il Coou, non svolga il suo ruolo istituzionale.

A discrezione del gestore dell’attività è il sistema di stoccaggio e smaltimento da utilizzare, così ha stabilito la Corte. Questo significa che il rivenditore può provvedere autonomamente o rivolgersi al Consorzio, consegnando i prodotti usati, assicurandosi però che l’operazione di smaltimento sia andata a buon fine.

Fonte: www.periti.info

 

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